La manifestazione
Fossombroni Tra preside e Cobas è ancora scontro
grosseto
La preside dell’istituto superiore Fossombroni di Grosseto, Francesca Dini, continua a difendere a spada tratta la didattica digitale integrata, ovvero le lezioni che si seguono sia da casa in videoconferenza sia in aula in presenza, per limitare gli accessi alla scuola a favore del distanziamento, criticata nei giorni scorsi dai Cobas. E i Cobas continuano ad attaccare il modello e, a giudicare dai toni di un comunicato diffuso ieri, anche la stessa preside in prima persona, confutandone le dichiarazioni.
Al Fossombroni – istituto che conta 1.100 studenti – eccetto le prime, le classi sono state divise a metà e frequentano le lezioni in presenza in modo alternato ogni due settimane.
«I numeri dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus purtroppo non mentono – si legge in una nota della scuola –. La curva del contagio è da tenere sotto stretto controllo, anche da parte della scuola. Al Fossombroni la scelta è stata chiara sin da subito: metà classe impegnata nella didattica e distanza e l’altra metà in classe. Un metodo per evitare la diffusione del virus, basandosi sui numeri. Per questo c’è stupore nell’apprendere che, dalla nota diffusa dai Cobas, venga sollevata polemica in un momento di grande emergenza». «La scelta è stata presa a inizio anno, seguendo l’andamento della curva epidemiologica del contagio, anche in maniera preventiva – spiega la dirigente Francesca Dini – per questo nel percorso didattico ci siamo affidati all’utilizzo della tecnologia che consente l’apprendimento degli studenti anche a distanza». Proprio sulla tecnologia l’istituto scolastico di via Sicilia ha fatto un investimento massiccio: 26 nuovi televisori interattivi, microfoni a distanza e lavagne interattive multimediali. I docenti hanno svolto un corso di approfondimento.
«È un modello previsto dalla legge e approvato all’unanimità dal collegio docenti del consiglio d’istituto, proprio per garantire la massima sicurezza – prosegue la dirigente scolastica – anche in previsione della seconda ondata di contagi, in modo da evitare l’interruzione del servizio. Le cronache recenti, in Italia, raccontano di intere classi in quarantena e di istituti scolastici chiusi, il nostro intento è evitare che questo accada. Chiaro che il numero degli studenti presenti nell’istituto aumenterà, ma solo quando questo sarà consentito dalla curva epidemiologica».
Una misura necessaria, anche in funzione degli spazi a disposizione: «Al momento attuale devono essere ultimati i lavori alla sede distaccata di via Monterosa – puntualizza Dini – forse alla fine di novembre avremo nuovi spazi, ma nel frattempo la nostra scuola garantisce il servizio, come previsto dalla legge».
La preside ha spiegato nei giorni scorsi le ragioni della sua scelta, ha aggiunto di aver chiesto, invano, alla Provincia nuovi spazi e ha annunciato di voler denunciare i Cobas per danno di immagine alla scuola, in particolare per la parte in cui i sindacati dicono che al Fossombroni non sarebbero rispettate le norme antiassembramento agli ingressi e in un’aula.
Ma le spiegazioni della Dini non convincono i Cobas che bollano le affermazioni della preside come «una favola».
Alla Dini che spiegava di non aver mai avuto lamentele sulla didattica digitale integrata e sul fatto che i Cobas non hanno mai verificato il rispetto delle norme anti-Covid-19 nella scuola, i sindacati ribattono ricordando che «i Cobas sono il personale Ata e docente che ogni giorno lavora all'interno delle scuole e dimenticando che comunque quelle verifiche spettano all’Asl». —
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