Toscana
Istituto Fossombroni nel mirino dei Cobas «L’Asl verificherà»
Il sindacato critica la didattica a distanza e solleva dubbi sul rispetto del distanziamento
la polemica
L’hanno ribattezzata “didattica metà a casa”, secondo loro, non va affatto bene. I Cobas della scuola criticano l’organizzazione didattica dell’istituto Fossombroni di Grosseto, dove – tolte le prime e alcune sezioni con meno studenti – a causa della pandemia e per garantire distanziamento all’interno dell’istituto, le classi sono divise in due gruppi di ragazzi che, in modo alternato, frequentano due settimane le lezioni in aula e per due settimane da casa collegati in videodidattica.
«Gli studenti del Fossombroni non devono essere studenti di serie B», dicono Giuseppe Follino e Domenico Pirrottina dell’esecutivo provinciale dei Cobas, che sabato hanno convocato una conferenza stampa. A loro si aggiunge Sara Conte che ha firmato una nota sempre sull’argomento.
I Cobas fanno appello al diritto-dovere degli studenti di frequentare la scuola. «L’obbligo di frequenza – spiegano – serve anche a garantire l’interazione nello stesso spazio, che è fondamentale per l’apprendimento». E sottolineano che la didattica a distanza crea difficoltà anche agli insegnanti, che faticherebbero a seguire metà classe in aula e l’altra a casa e ad assicurarsi che questi ultimi seguano le lezioni, per non parlare di questioni di riservatezza. I Cobas citano ad esempio il problema di come tutelare le immagini di studenti minori qualora queste venissero salvate, dai compagni o da estranei, nel pc di chi sta a casa. Una tutela, per i Cobas, impossibile da garantire.
Inoltre alcuni professori, a detta dei Cobas, non avrebbero a disposizione i pc. E anche la connessione, sempre secondo le informazioni dei Cobas, sarebbe insufficiente.
«Come mai – chiedono– la scuola in presenza non viene garantita anche agli studenti del Fossombroni? Perché non sono stati usati i mesi da marzo a settembre per trovare nuovi locali? Dato il numero di studenti, la dirigente del Fossombroni ha richiesto alla Provincia ulteriori spazi per garantire la scuola in presenza? E, se lo ha fatto, perché la Provincia non ha provveduto a garantire gli spazi richiesti?» . I Cobas lo hanno chiesto alla dirigente, Francesca Dini, con un’email, dopo che – dicono – avevano ricevuto segnalazioni dai colleghi. Le stesse domande le hanno rivolte alla Provincia, proprietaria dei plessi. Ma non è tutto. «Sembra che gli alunni presenti dentro il Fossombroni siano stipati in violazione delle norme anti-Covid. Ciò avverrebbe in alcune classi – dicono i Cobas, citando una prima L – e, soprattutto, durante l’ingresso e l’uscita degli alunni». I Cobas hanno chiesto all’Asl di verificare le segnalazioni «che ci sono giunte in tal senso da numerosi colleghi», chiudono i sindacalisti. —
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