Il Tirreno

Grosseto

IL LUTTO

Addio a Maurizio Nardini, illustratore della Grosseto che fu

Maurizio Nardini
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Maurizio Nardini

Grosseto piange la morte dell'artista e illustratore: aveva l'atelier in centro storico, si è spento per un malore a 83 anni

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GROSSETO. Grosseto ha perso il suo illustratore. Non ne vedrà più la presenza fisica ma l’estro e la verve, l’opera e l’arte che Maurizio Nardini lascia resteranno per sempre. Un malore improvviso, in questo fine settimana appena trascorso, se l’è portato via: sabato pomeriggio, nonostante la sua storica bottega in chiasso delle Monache fosse chiusa, ci si è recato - quella del resto era la sua seconda casa, anzi, «la prima», dice qualcuno - e qui è sceso l’ultimo sipario.

È successo a casa sua, appunto, in un luogo dove tutto parla di lui, e chissà per quanto tempo ancora lo farà; è un’eco dentro e fuori la bottega, sue sono le stampe della Città di Grosseto che hanno fatto storia. Ottantatré anni, Maurizio Nardini - forse qualcuno l’ha scordato - era di origini livornesi: ma nonostante i suoi natali fossero altrove, è stato talmente forte il legame con la Maremma e Grosseto che oggi rappresenta uno degli artisti più vicini al sentire e all’essere di questa terra. È il 1938 quando nasce nella città labronica ma ben presto, per motivi di lavoro dei genitori, si trasferisce a Roma dove trascorre alcuni anni della sua infanzia. Poi la famiglia si sposta a Manciano, il paese dei nonni paterni di Maurizio. Ed è proprio qui, in questo borgo che, fin da piccolo, si cimenta con le prime esperienze pittoriche, guidato dal caro nonno Ivo, eccellente e stimato artista, la cui bottega fu la fucina del maestro Paride Pascucci.Con il passare degli anni Maurizio, memore delle sue radici livornesi e attratto dalla storia rivoluzionaria del gruppo labronico, è diventato in terra maremmana uno degli artisti più genuini della pittura post macchiaiola.

Era il 1975 quando in via Montanara creò la storica bottega di stampe e cornici artigianali: allora era perplesso perché pensava che l’attività che aveva in mente fosse un po’ troppo di nicchia per poterci "mantenere" una famiglia. Da una parte c’erano le sue passioni, cioè l’arte e il suo "romanticismo", dall’altra il sano realismo di un padre di famiglia. E invece fu un successo: nel 1982 la trasferì nel fondo che si apre da un lato su chiasso delle Monache e dall’altro su via Cavour e che, con altre dinamiche, continua ancora oggi sotto la gestione del figlio Alessandro che cominciò ad affiancarlo nel 1998, per poi prenderne le redini. La sua bottega, gestita per anni insieme alla moglie Silvana Moretti, è stata, per amici e clienti, un luogo di incontri, discussioni e dolci memorie sugli aspetti artistici e sociali della comunità: fu proprio qui, tra la bottega di Maurizio Nardini e quella di Fosco Tarsi - con Mauro Bartalucci, Bruno Dominici e Stefano Carotta - che venne alla luce la prima edizione della Primavera Maremmana.

Le opere di Maurizio, presenti in collezioni pubbliche e private, richiamano l’antico legame con la Maremma e Grosseto, in una ricerca costante di piccole cose perdute nel tempo. «Caratterizzate da dolci pennellate - ricorda oggi commosso il figlio Alessandro - le sue tavolozze ci hanno descritto una Maremma un po’ diversa da quella attuale. Una terra dolce e selvaggia che, priva ancora di qualsiasi speculazione, ci raccontava la fatica di chi l’ha vissuta, di chi, in qualche modo, l’ha resa veramente una terra meravigliosa». Riservato, a tratti timido, ma anche sportivo, amante del calcio e dei colori biancorossi, insieme ad alcuni cari amici, negli anni ’70 fu tra i fondatori del club Anno Zero, per il quale nel 2020 ha ideato e realizzato il logo del Cinquantenario. Il 21 maggio 2016, in piazza Duomo, nell’ambito della 26ª edizione del Game Fair, fu premiato per la sua lunga e fruttuosa carriera di pittore e per l’amore dimostrato verso la terra di Maremma.

È lui insomma l’Illustratore di Grosseto, come scrisse un giorno Paolo Pisani. Le sue stampe hanno fatto un pezzo di storia della città: disegni che hanno messo in evidenza, a volte in modo strettamente fedele, in altri casi con una giusta dose di interpretazione artistica, gli scorci cittadini all’interno delle Mura Medicee.

«È una novella semplice, piena di umanità», ha interpretato così la sua opera il professor Aldo Mazzolai. «Io, che ho seguito la tua pittura per quasi mezzo secolo - ha detto invece un suo caro amico di gioventù, il professor Pier Gennai, aretino innamorato della Maremma - ho sempre apprezzato questa tua ricerca di miglioramento, mai sazio, mai pago dei risultati raggiunti com’è giusto che sia per un vero artista, un vero spirito libero rifuggente dalle facili chimere del mercato». --

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