Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Truffa e falso per la vendita di una casa Condannata

A.F.

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La proposta era talmente vantaggiosa che dopo appena due appuntamenti era stata firmata la stipula della proposta d’acquisto. Solo che la persona che si era detta la figlia della proprietaria sarebbe stata soltanto l’inquilina dell’appartamento (e nel frattempo è deceduta - per lei non doversi procedere), mentre la presunta agente immobiliare, Angela Maria Iadanza, sarebbe stata semplicemente un’amica. Truffa e falso l’ipotesi per le quali le due donne erano finite sotto processo. Iadanza è stata condannata dal giudice Andrea Stramenga (difesa Adriano Galli) a un anno e tre mesi di reclusione, oltre che al risarcimento di 5.000 euro delle parti civili rappresentate dal legittimo proprietario di casa e dall’acquirente, che per quella stipula aveva già versato degli assegni: 3.000 euro alla donna deceduta e 1.200 euro a Iadanza per l’opera di mediazione. Assoluzione invece per esercizio abusivo della professione. Il processo aveva avuto per oggetto un appartamento in via Cherubini. La trattativa era del 2012. L’acquirente aveva saputo della casa ed era stato condotto in visita da Iadanza, con l’altra donna lì residente. Prezzo 110mila euro. I sospetti dell’acquirente erano sorti quando gli sarebbero stati rifiutati dei documenti. Così (2013) si era rivolto all’Erp e aveva ricostruito la proprietà. Il pm onorario Pamela Di Guglielmo aveva chiesto la condanna, così come gli avvocati delle parti civili, rappresentate da Elena Pellegrini e Rosanna Andreozzi. — A.F.

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