Il Tirreno

Grosseto

IL BUONO

Galeotta fu la fiera di Arcidosso. Dopo i dubbi, la stretta di mano

Giovanna Mezzana
Dipendenti Conad scoprono alcuni prodotti dell'azienda Andrea Magini
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Dipendenti Conad scoprono alcuni prodotti dell'azienda Andrea Magini

Paolo Degli Innocenti (Conad Grosseto) racconta l’incontro con il primo fornitore: «Lui era riluttante verso la grande distribuzione, poi c’è stata intesa» 

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GROSSETO. Megastore, ipermercati, supermarket. La Grande Distribuzione spesso non è vista di buon occhio da chi è piccolo e comprensibilmente vorrebbe (ma non sa come) giovarsi di quella clientela sterminata che attraggono le grandi strutture di vendita alimentare. Da anni Conad Grosseto ha sovvertito i “termini” della questione: molti piccoli produttori dell’agroalimentare a Km 0 hanno trovato proprio nei tre supermercati cittadini della Margherita uno sbocco commerciale per i propri prodotti. E considerandoli una grande ricchezza, oggi Conad Grosseto ha voluto omaggiarli con una iniziativa molto originale. Paolo Degli Innocenti, presidente di Clodia Commerciale, la società proprietaria dei tre Conad grossetani, spiega di cosa si tratta (e non solo).

Come è nata l’idea di un libro dedicato ai piccoli produttori fornitori di Conad Grosseto?

«L’idea è stata suggerita dal desiderio di dare sempre maggiore visibilità alle eccellenze agroalimentari del territorio. Sono 32 le aziende protagoniste, e sono una selezione delle circa 200 con le quali abbiamo rapporti commerciali diretti, tutte della provincia di Grosseto.

Perché proprio adesso?

È un momento di particolare difficoltà diffusa e crediamo che ogni iniziativa che sostiene l’economia locale sia da perseguire. È del resto nella missione di Conad pro territorio. Ed è stato un modo per festeggiare i dieci anni di lavoro assieme ai produttori».

In genere, siete voi a cercarli o si fanno avanti loro? Com’è il primo approccio?

«Le dinamiche sono variegate: si conosce un’azienda a una fiera o a una sagra oppure tramite contatti istituzionali o, ancora, mediante altri produttori. Ultimamente, in molti si sono fatti avanti da soli: e questo, probabilmente, rappresenta una cartina al tornasole del lavoro fatto in questi anni. Il contatto iniziale e il proseguo di esso sono sempre e soltanto diretti: assieme al produttore decidiamo i prodotti, i prezzi di acquisto e con lui condividiamo anche quelli di vendita al pubblico».
 

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Come si va avanti?

«Ospitiamo i produttori nei nostri negozi per presentare al pubblico dei clienti le loro aziende. Cerchiamo poi di visitare costantemente le aziende: è una buona pratica da coltivare, toccare con mano consente di proporre al meglio i prodotti locali».

Si ricorda l’incontro col primo produttore che è poi diventato vostro fornitore?

«Lo ricordo molto bene: Andrea Magini e la sua Apicoltura di Seggiano. Acquistai i suoi prodotti a una fiera ad Arcidosso. Provati, lo contattai e trovai da parte sua un’iniziale resistenza: quasi un timore rispetto a un’insegna della grande distribuzione. Poi le cose sono, evidentemente, andate nel verso giusto. Ogni incontro è stata l’occasione per raccontarci: chi è il socio Conad, qual è il rapporto che ha instaurato con il territorio, cosa fa per valorizzarne le eccellenze. Ma ogni incontro è stata anche l’occasione per instaurare rapporti umani che vanno ben al di là del semplice, seppur importante, rapporto commerciale».

C’è qualcosa che il rapporto con questi “artigiani” le ha “insegnato” di cui oggi fa tesoro nel suo mestiere di imprenditore?

«Certamente sì, anzi, è una costante di ogni incontro con i produttori con cui lavoriamo. Ciascuno di loro mi ha insegnato l’amore per ciò che fa e la responsabilità etica verso il cliente finale, aspetto quest’ultimo che tutti tengono costantemente presente».

Ogni volta che si è approcciato a un piccolo produttore, il rapporto si è poi evoluto in uno sbocco commerciale per lui? Se non sempre è andata così, in quei casi cosa è mancato?

«I contatti con i produttori sono sempre sfociati in un rapporto di fornitura. Ci sono aziende che hanno il prodotto stagionale fresco per solo alcune settimane all’anno e anche con quantità limitate come la cipolla della Selva, le castagne bio dell’Amiata, le melagrane, ma non per questo non siamo ben felici di ospitare i prodotti nei nostri negozi: è un modo per dare anche ai più piccini la possibilità di avere uno sbocco commerciale certo alle loro produzioni».

Quali sono dunque i “requisiti” che i piccoli produttori devono avere per lavorare con voi?

«È necessario che il sito produttivo sia in provincia di Grosseto. In caso di trasformazione, se le materie prime sono anch’esse locali è un aspetto ancora più gradito, anzi lo caldeggiamo; a tal proposito segnalo con piacere che sono nati anche rapporti importanti fra i nostri fornitori: cioè tra produttori di materie prime e aziende di trasformazione. E questo è un circuito virtuoso che credo possa avere degli ambiti di sviluppo... impensabili».

 

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