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Sollievo verso il fine vita: i bambini saranno curati rimanendo a casa loro

Lina Senserini
La dottoresa Pecci accanto a un paziente
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La dottoresa Pecci accanto a un paziente

È il progetto di Anna Paola Pecci, la nuova responsabile dalla sanità palliativa

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GROSSETO. È Anna Paola Pecci la nuova responsabile delle cure palliative dell’area Grossetana, che comprende anche l’Amiata, Follonica e le Colline metallifere. L’assegnazione dell’unità funzionale, formalizzata nelle scorse settimane, chiude un lungo periodo di reggenza da parte sua, in un ambito dell’assistenza territoriale estremamente importante e complesso.

Grossetana, classe 1964, specializzata in radioterapia oncologica, in psicoterapia e psico-oncologia, un master di secondo livello in terapia del dolore e cure palliative, Anna Paola Pecci ha lavorato per otto anni come radioterapista, prima di passare, nel 2010, all’attuale unità funzionale, che comprende anche l’hospice, situato in un’ala dell’ospedale Misericordia.

Le cure palliative sono un servizio territoriale per la presa in carico di pazienti affetti da patologie irreversibili, che possono essere curati, ma non guariti. Persone colpite da tumore, patologie cardiologiche, respiratorie, neurologiche, che hanno bisogno della terapia del dolore, ma anche di altri trattamenti specifici per accompagnare l’evoluzione della malattia. I medici palliativisti seguono questi pazienti a domicilio o nelle strutture – come appunto gli hospice – quando l’assistenza a casa non è possibile.

«Non si approda per caso alle cure palliative – spiega Anna Paola Pecci – ma occorre una profonda convinzione e una grande motivazione, poiché c’è sempre, in ogni intervento, un forte coinvolgimento umano e personale. Non a caso si crea una relazione di fiducia tra paziente, medico palliativista e medico famiglia. E siamo noi ad accompagnare la persona nel fine vita, nel rispetto delle sue volontà, sempre più spesso affiancandola anche nella stesura delle Dat. Non solo, ma il medico delle cure palliative, oltre al paziente, prende in carico la famiglia e, come parte integrante, gli animali da compagnia, peraltro ammessi in hospice in quanto componenti essenziali della sfera affettiva del malato. Il nostro obiettivo, comunque, è curare quanto più possibile la persona a casa e ricorrere al ricovero solo se necessario. A questo proposito, uno dei miei progetti, nel quale metterò il massimo impegno, è lavorare sulle cure palliative pediatriche, con un’organizzazione diversa e più incisiva, che consenta di tenere i bambini nella loro casa».

L’unità funzionale che Anna Paola Pecci dirige, è composta da altri due medici, Fabrizio Rossi e Chiara Cancemi, che si occupano della gestione dell’hospice (dove sono supportati anche da sei infermieri e sei operatori socio-sanitari), del day hospital e delle cure domiciliari, nelle quali si integrano con gli infermieri del territorio attivati al momento del bisogno.

L’hospice consiste in sei posti letto in altrettante camere singole, in cui è permessa la permanenza di un familiare. Sia nella gestione dell’hospice che delle cure a domicilio, l’unità funzionale è supportata dalla onlus grossetana La Farfalla, che mette a disposizione – in convenzione con la Asl – un equipe di infermieri e tre psicologhe, oltre a supportare i ricoverati con l’ausilio dei volontari. Tra l’altro i pazienti da seguire raggiungono numeri significativi: in pieno periodo pandemico, ne sono stati seguiti 250 a domicilio nella zona Grossetana, Amiata e Colline metallifere. Un lavoro importante e complesso, che richiede un approccio umano prima ancora che clinico, dato che le cure possono andare avanti anche per lunghi periodi di tempo.

«Il nostro obiettivo, infatti, non è tanto aggiungere giorni alla vita, ma la vita ai giorni, come amava ripetere Rita Levi Montalcini. In ogni fase dell’esistenza», conclude Pecci. —
 

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