Attenzione
Diffamazione, la Solmine porta Monica Faenzi in aula
scarlino
«Come opposizione non era semplice consultare gli atti, per questo ne chiedevamo conto spesso all’amministrazione». Lo ha detto Giacomo Magagnini, ex consigliere comunale di Scarlino, ripercorrendo in tribunale a Grosseto una vicenda che a cavallo tra il 2014 e il 2015 tenne banco nel territorio: i 600mila euro che Nuova Solmine ha versato nelle casse pubbliche come «indennizzo per il mancato trasferimento dell’area vasche», come ha detto Magagnini un aula. Vicenda su cui la sua lista prese una posizione netta e per cui l’allora capogruppo, Monica Faenzi, è finita sotto processo, accusata di diffamazione.
La continua richiesta di chiarimenti, con tanto di affermazioni polemiche, non è piaciuta all’epoca all’azienda, che si è costituita parte civile nel procedimento, assistita dallo studio Lucibello di Firenze.
L’udienza di ieri, presieduta dal giudice Andrea Stramenga, è stata l’ultima prima della sentenza, attesa per il prossimo anno.
Due i testimoni citati dalla difesa dell’ex parlamentare, difesa da Massimiliano Arcioni: il sindaco scarlinese Francesca Travison (assente per motivi istituzionali, c’è stata la rinuncia al teste) e appunto Magagnini, che ha ripercorso la vicenda.
I fatti iniziano nel 2014, quando sindaco di Scarlino è Marcello Stella, perché la lista d’opposizione Il Coraggio di Cambiare, guidata da Faenzi, inizia una serie di accessi agli atti e incalza l’amministrazione su questi soldi. «Era una cifra che rientrava negli accordi presi prima con Syndial, divenuta poi Solmine, per l’indennizzo – ha detto l’ex consigliere – Chiedevamo quindi come mai l’amministrazione non facesse pressioni per incassare la somma».
Qualcosa inizia a muoversi all’inizio del 2015, quando viene versata la prima parte, pari a 450mila euro: è il mese di aprile, quando la richiesta di pagamento era fissata per gennaio. «Siamo venuti così a sapere dagli uffici che era stata pagata solo una parte e in ritardo, quindi abbiamo chiesto all’amministrazione perché accettava soldi in ritardo – ha proseguito Magagnini – Ci risposero che volevano evitare contenziosi».
Il saldo complessivo arrivò l’ottobre successivo. «Noi avevamo preso posizione su tutta l’area industriale di Scarlino», ha specificato l’ex consigliere, spiegando così che l’attenzione della lista Faenzi non era rivolta esclusivamente alla Nuova Solmine, ma a tutta l’area del Casone.
L’avvocato di parte civile, Matteo Santoni, ha chiesto quindi a Magagnini se fosse a conoscenza di un possibile confronto riguardo il pagamento tra l’allora amministrazione e la società. «Noi non potevamo saperlo – ha spiegato – Come opposizione non è semplice avere informazioni da parte dell’amministrazione, ci rivolgevamo agli uffici. Proprio per questo facevamo tante richieste, per tenere alta l’attenzione sulla vicenda».
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