Gioco
«Adesso lavoriamo per un fronte unico tra i partiti comunisti»
GROSSETO
«L’avevamo già detto e lo ribadiamo. Occorre una piattaforma condivisa per costituire un fronte comune dei partiti comunisti e della sinistra di classe. A livello regionale, sommando i nostri voti a quelli del Pc di Rizzo e di Toscana a Sinistra, i partiti comunisti e la sinistra di classe sfiorano il 5% dei voti. Bisogna ripartire dalla consapevolezza che in Toscana centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici chiedono di essere rappresentate in modo compatto nel segno della difesa dei diritti economici e sociali». Questo il primo commento del segretario regionale del Pci, Marco Barzanti, candidato alla carica di presidente della Regione per il Partito comunista italiano.
«In venti giorni di campagna elettorale - dice - nonostante trent’anni di assenza, abbiamo raggiunto un consenso pari a quello di partiti che sono sulla scena da anni. Sapevamo che era difficile, praticamente impossibile, perché una legge elettorale assurda, iniqua, non ci ha permesso di presentarci in tutti i collegi», dice Barzanti. «Nonostante questo, ben 16mila elettori toscani ci hanno votato. Nei dieci collegi in cui ci siamo presentati, su tredici, abbiamo raccolto suffragi non dissimili dal Pc e da Toscana a Sinistra. Invito Catello e Fattori, i candidati presidenti di questi due schieramenti, a un tavolo comune in cui tutti dobbiamo partecipare con pari dignità, ognuno con la propria identità e le proprie differenze».
E sempre Barzanti aggiunge: «Abbiamo dato mandato ai nostri legali di studiare come e se è possibile, dall’esterno, porre le basi del superamento della legge elettorale toscana, che tra le tante ingiustizie prevede che un partito già presente in consiglio regionale raccolga poco più di cento firme per essere presente in tutti i collegi, mentre impone la raccolta di circa undicimila firme a un partito o a un movimento che non è presente in consiglio. Tutti devono poter partecipare ad armi pari. Inoltre questa legge prevede sbarramenti troppo alti, fino al 5% se una lista si presenta da sola». E sul referendum: «Era praticamente impossibile che vincesse il “no”. Ma è significativo che 7 milioni e mezzo di votanti si siano opposti a questo salto nel buio. La speranza adesso è che M5S e Pd non tradiscano l’impegno preso di votare una legge elettorale nazionale di tipo proporzionale. Il timore è che questo referendum rappresenti l’avvio di un’ulteriore distruzione della nostra carta costituzionale» conclude Barzanti. —
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