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Influenza stagionale e vaccino per i bimbi «Quest’anno più che mai va fatto a tutti»

Gian Ugo Berti
Influenza stagionale e vaccino per i bimbi «Quest’anno più che mai va fatto a tutti»

Susanna Falorni, direttrice di Pediatria e neonatologia al Misericordia, spiega i vantaggi della profilassi per i più piccoli

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Gian Ugo Berti / GROSSETO

La vaccinazione antinfluenzale deve seguire i tempi di diffusione del virus, precedendo il picco dell’epidemia previsto per la fine dell’anno. Ma non previene in alcun modo né l’infezione, né la malattia da coronavirus. La diagnosi dell’infezione da Sars-Cov 2 non può basarsi sui disturbi, ma solo sul tampone naso-faringeo. Lo spiega Susanna Falorni, direttrice dell’unità operativa di Pediatria e neonatologia all’ospedale Misericordia di Grosseto.

La vaccinazione antinfluenzale è stata sempre suggerita da fine novembre a inizio dicembre, considerando l’arrivo del virus durante o subito dopo le festività. Anche quest’anno per l’età pediatrica sarà utile seguire questo calendario?

«Da anni la Società Italiana della Pediatria promuove la vaccinazione antinfluenzale e anche quest’anno l’indicazione è di consigliare la vaccinazione antinfluenzale a tutta la popolazione pediatrica. La somministrazione del vaccino deve precedere il picco epidemico, in genere attorno alla fine dell’anno e comunque garantire una copertura anticorpale per tutto il periodo influenzale, ovvero fino a marzo-aprile.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ottobre e novembre saranno i mesi peggiori per una possibile ripresa della pandemia. Siccome il vaccino contro l’influenza si dice possa in qualche modo “proteggere” dal coronavirus, non sarebbe più opportuno iniziare la profilassi già ai primi d’ottobre?

«Ogni vaccino protegge per il patogeno per il quale è stato “creato”. Il virus dell’influenza e il coronavirus, pur dando entrambi un’infezione febbrile delle vie respiratorie, non appartengono alla stessa famiglia, quindi il vaccino anti-influenzale purtroppo non previene in alcun modo né l’infezione né la malattia da coronavirus».

Il timore dei genitori è di non riuscire a distinguere i primi disturbi invernali da quelli del Covid-19. Può dimostrarsi utile, come messaggio, vaccinare i bambini al più presto così se avessero quei disturbi simili, non si confonderebbero?

«Certo, la vaccinazione anti-influenzale va assolutamente consigliata, quest’anno più che mai, a tutti bambini, partendo da quelli che appartengono alle categorie a rischio, per proteggerli dalla più comune causa di infezione respiratoria febbrile che osserviamo durante l’inverno, responsabile di complicanze come broncopolmonite e difficoltà respiratoria e talvolta causa di ospedalizzazione. La diagnosi di infezione da Sars-Cov2 tuttavia non può essere fatta sulla base clinica ma solo mediante il tampone rinofaringeo, come da indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità».

Si parla di un vaccino anti-Covid entro la fine dell’anno. Come pediatra, se così fosse, ci sarebbero controindicazioni a chi abbia già effettuato la vaccinazione antinfluenzale?

«Assolutamente no, sarebbe anzi auspicabile poter disporre quanto prima di un vaccino anticoronavirus da estendere a tutta la popolazione, popolazione che ci auspichiamo si sia già vaccinata per il virus dell’influenza».

Nella sua esperienza professionale, pensa che i genitori sarebbero favorevoli a far vaccinare i figli contro il Covid?

«Credo che i genitori, come del resto tutti noi, desiderino avere quanto prima a disposizione un vaccino efficace e sicuro per il Covid per proteggere i loro bambini e con loro l’intero contesto familiare: anziani, persone fragili. In ambito nazionale e internazionale gli sforzi sono enormi per realizzarlo e ci auspichiamo davvero di poterne disporre a breve». —

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