Il Tirreno

Grosseto

TRIBUNALE 

Preziosi rapinati, il titolare riconosce un imputato in aula

P.S.
Preziosi rapinati, il titolare riconosce un imputato in aula

In corso il processo per l’assalto del 2014 al laboratorio di via  Adige. Merli: «Passati tanti  anni, ho cercato di dimenticare  più che di ricordare» 

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«Sono passati tanti anni. E io ho cercato di dimenticare, più che di ricordare». Però, nonostante il fuoco di sbarramento della difesa, Franco Merli indica con sufficiente sicurezza due foto tra quelle che gli vengono mostrate in aula: la 6 e la 1. Corrispondono rispettivamente a Giuseppe Vella, detenuto, presente in aula, e ad Antonio De Muzio. Sarebbero stati loro, secondo l’imputazione, due degli autori della rapina al laboratorio Grossetana Metalli Preziosi di via Adige del 4 febbraio 2014, che fruttò 516mila euro in gioielli. Un processo per il quale c’è già stata una sentenza, con il rito abbreviato: 7 anni a Michele Dia, per rapina, sequestro di persona, nonché detenzione e uso di pettorine e tesserino di riconoscimento apparentemente appartenenti alla guardia di finanza. Fuggiti, erano stati catturati quasi tre anni dopo.

A Merli, il titolare che venne chiuso nel bagno, l’avvocato Vincenzo Calderoni chiede di essere il più preciso possibile nella descrizione del volto dei tre rapinatori. Merli ripete quanto detto già due anni fa, in una precedente udienza, e spiega di non essere in grado di dire se uno di questi aveva segni particolari. Vede qualcuno in aula che possa corrispondere? chiede il presidente Adolfo Di Zenzo: «Quello dietro le sbarre potrebbe essere quello che faceva il capo, quello con i capelli bianchi», risponde indicando Vella. Il quale poi chiede la parola lamentandosi per la domanda. «Ci sono solo io imputato», dice. Il presidente lo corregge, Vella capisce di aver sbagliato, chiede scusa. Uno degli agenti della Volante intervenuto dopo l’allarme al 113 ricostruisce poi la scena. Dentro, dove trovò Merli piegato e imbavagliato nel bagno, la porta a vetri rotta. E fuori, dove c’era una telecamera che non registrava («era come un videocitofono»). A novembre sarà sentito un altro testimone. — P.S.

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