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L’infermiere arriva a casa dei pazienti Saranno 36 gli Ifc del nuovo servizio Asl

Lina Senserini
L’infermiere arriva a casa dei pazienti Saranno 36 gli Ifc del nuovo servizio Asl

Il direttore Baragatti: «Si muoveranno di propria iniziativa perché informati sui problemi delle famiglie e delle comunità»

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GROSSETO

Se prima erano le famiglie a richiedere l’assistenza sanitaria domiciliare, ora è direttamente l’infermiere che entra nelle case dei pazienti che hanno bisogno.

Una rivoluzione copernicana che si affianca – e non sostituisce – alla già nota Adi (Assistenza domiciliare integrata) su richiesta del medico, attiva da anni in Toscana. A svolgere questo ruolo è l’infermiere di famiglia e comunità (Ifc, l’acronimo), una nuova figura professionale di riferimento per i pazienti cronici in particolare, ma rivolta a tutti i cittadini, che sta iniziando in questo momento la propria attività nella Asl sud est. Il servizio per ora è in fase iniziale, limitato a undici ambiti territoriali nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo, ma sarà esteso a tutto il territorio via via che sono valutati i risultati e calibrati eventuali aggiustamenti.

In Maremma sono previsti 36 Ifc, sui 133 totali della Asl sud est, 8 ogni 50mila abitanti come previsto dalle indicazioni regionali che nel 2018 hanno recepito il Patto della salute. Le risorse per l’assunzione degli infermieri, che da qui ai prossimi mesi dovranno portare a regime il servizio su tutto il territorio aziendale, sono previste dal cosiddetto decreto Rilancio, mentre i professionisti saranno chiamati inizialmente dalle graduatorie di mobilità.

I primi a lavorare in questa nuova attività che fa capo al Dipartimento delle Professioni infermieristiche e ostetriche della Asl, sono infermieri già presenti nell’organico aziendale, esperti e appositamente formati per ricoprire questo ruolo strategico per la qualità dell’assistenza, soprattutto agli anziani cronici e ai pazienti fragili. «Quello che cambia rispetto alle prestazioni domiciliari cui siamo abituati – spiega il direttore del Dipartimento delle Professioni infermieristiche e ostetriche, Lorenzo Baragatti – è che l’Ifc si muove di sua iniziativa e va autonomamente al domicilio del paziente. È proattivo, come si dice in questi casi, poiché è informato sulle problematiche e sulle fragilità dell’ambito territoriale cui è assegnato e lavora in stretto contatto con il medico di medicina generale. È lui che segue le famiglie, si fa carico dei pazienti cronici, orienta malati e familiari sui percorsi più adatti alla patologia, supporta l’autocura e i follow up, informa sul corretto utilizzo dei servizi messi a disposizione dall’Azienda sanitaria. Inoltre, lavora in sinergia anche con gli assistenti sociali, i riabilitatori, le figure professionali necessarie alla presa in carico del paziente, in maniera sistematica e pianificata, intercetta rapidamente i bisogni, anche attraverso la valutazione degli elementi di rischio, tiene sotto controllo lo stato di salute degli assistiti, mediante visite domiciliari, monitoraggi telefonici, telemedicina», aggiunge.

Di fatto lavora sulla presa in carico dei bisogni a tre livelli: il primo è il suo rapporto individuale con le famiglie, per le quali, insieme al medico di base, rappresenta un punto di riferimento, un professionista di fiducia; il secondo livello è quello di gruppo, attraverso interventi che si rivolgono a più persone accomunate dagli stessi bisogni; infine si rivolge all’intera comunità, attraverso azioni preventive ed educative per la popolazione. «In tre parole, proattività, equità e multidisclinarietà», conclude Baragatti.

«La nostra Asl – aggiunge il direttore generale, Antonio D’Urso – crede fortemente nel ruolo dell’infermiere di famiglia. L’approccio messo in atto sia dall’Ordine dei medici che da quello degli infermieri, rafforza e convalida questa impostazione: nessun antagonismo, ma una sintesi positiva che aumenta la qualità dei servizi per le persona e rassicura l’Azienda sanitaria».

Soddisfatto il presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Grosseto, Nicola Draoli, che insieme agli omologhi di Siena e Arezzo, Michele Aurigi e Giovanni Grasso, ha firmato una lunga nota che riassume e puntualizza il ruolo dell’Ifc, evidenziando la crescente importanza della figura dell’infermiere nel Servizio sanitario Toscano. «Finalmente possiamo dire che anche nell’Azienda Toscana sud est si dà avvio all’infermiere di famiglia e comunità», scrivono, auspicando, tuttavia, «un confronto costruttivo e continuativo con gli Ordini delle Professioni infermieristiche e la Direzione aziendale, per comprendere come saranno rimodulate e integrate le attuali attività di assistenza domiciliare integrata, nonché come saranno ridefinite le relazioni con la Medicina generale che non potranno avere declinazioni differenti tra zone o Aft, dipendenti da singole sensibilità», concludono Draoli, Grasso e Aurigi. —

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