Il Tirreno

Grosseto

Scuola: ripartenza fra luci e ombre

Di nuovo insieme dopo sei mesi, ora la lezione più difficile è stare a distanza

Francesca Ferri
Studentesse del liceo classico di Grosseto poco prima di entrare in classe dopo oltre sei mesi (foto Agenzia Bf)
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Studentesse del liceo classico di Grosseto poco prima di entrare in classe dopo oltre sei mesi (foto Agenzia Bf)

Alle superiori istituti preparati e spazi adeguati alle regole, ma i ragazzi non rinunciano ad abbracci e contatti - LE FOTO

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GROSSETO. «Arrivederci prof. Un abbraccio virtuale». «Arrivederci ragazzi. State a distanza», risponde Andrea Lelli, docente di scienze della terra. È la tarda mattinata di ieri all’istituto Manetti-Porciatti, sede dell’istituto geometri alla Cittadella dello Studente. I ragazzi alla spicciolata scendono le scale e scivolano fuori: mascherine regolarmente indossate, distanza interpersonale rigorosamente poco rispettata.

Da un lato l’affetto sincero per l’insegnante, che non vedevano di persona da oltre sei mesi e lo sforzo di adeguarsi ai nuovi doveri anti-contagio. Dall’altro il nuovo ruolo a cui sono chiamati professori e presidi: non solo insegnare, ma anche fare da guardiani contro le insidie del virus.

È tutta in questa immagine la mattinata di ieri, primo giorno di scuola, alle superiori. Gli istituti, a differenza di molte scuole di grado inferiore, in generale si sono fatti trovare preparati alla prova del distanziamento.

In questo edificio, che ospita 17 classi, i lavori sono iniziati quest’estate in modo da non lasciare nessuno a casa. Un obiettivo, quello delle lezioni in presenza, prefissato da subito, nonostante qua la didattica a distanza sia partita subito, durante il lockdown, grazie alla presenza della scuola sulla piattaforma GSuite fin da tempi non sospetti. E lo sforzo ha dato i suoi frutti. «I banchi singoli ce li avevamo già – dice Lulli, che è anche referente di sede –. Abbiamo avuto necessità di ampliare due aule e per farlo abbiamo abbattuto due tramezzi. Penso che oggi, come primo giorno, è andato bene». Restano in didattica a distanza alcune ore pomeridiane del corso quadriennale del Cat, il più “tosto” (concentra cinque anni in quattro). Intanto un buon numero di televisori smart sono arrivati e sono pronti per essere attaccati alle pareti, in caso di necessità.

Finestre spalancate, nuovi addetti ai nuovi ingressi, aule allargate anche al liceo Rosmini. Qui, come altrove, per entrare si firma l’autodichiarazione. I percorsi nei corridoi, attraverso i quali ci conduce la responsabile del plesso Lucia Perfetti (l’altra sede è quella storica di via Porciatti), sono segnati e perfino davanti ai distributori di snack e bevande ci sono i segni sul pavimento dove fermarsi in coda. Per buttare mascherine e guanti monouso c’è il cestino dedicato. E a ogni angolo disinfettanti per le mani. «C’è stato un impegno enorme del personale della scuola che si è speso quest’estate, anche nei giorni di ferie, perché tutto fosse pronto per questo inizio – spiega la dirigente Gloria Lamioni – e a loro va il mio ringraziamento».

Ma se la logistica, gli spazi, l’organizzazione dei flussi sembra in ordine rispetto alle indicazioni ministeriali, chi “abiterà” questi spazi nei prossimi nove mesi è altrettanto ligio alle regole?

Guardando i ragazzi e le ragazze che affollano le strade intorno non sembra di vedere l’immagine di una popolazione studentesca particolarmente rispettosa. Le mascherine ci sono, e non c’è la folla che di norma intasa questa zona durante l’anno scolastico. Merito degli ingressi scaglionati e della drastica riduzione degli autobus ammessi all’interno del perimetro delle scuole.

Ma ci sono anche gli abbracci, i baci, le mani che si stringono mentre si cammina. Ci sono i motorini condivisi. Insomma, in aula gli studenti staranno anche a un metro di distanza l’uno dall’altro. Ma fuori…

Buona parte dei ragazzi della 4H del Rosmini intorno alle 10,20 sta aspettando il proprio turno per entrare, tutti seduti, tutti appiccicati, sulle scale esterne che portano ai piani superiori. E il metro di distanza? «Secondo me è una cavolata perché poi davanti alle macchinette siamo tutti vicini», dice Desiré, che a scuola è venuta in motorino con il suo compagno di classe, Nicolas. «Ma siamo congiunti, siamo cugini…», dice, colto “in flagrante”. Non la pensa così la professoressa che arriva di lì a poco a distanziarli. Un’altra insegnante distribuisce mascherine a chi non ce l’ha. Ad ogni modo, tutti sono felici di rivedersi dopo l’esperienza della didattica a distanza, che pare essere piaciuta solo ad Alessia: «Una modalità diversa», dice.

«Credo che l’obiettivo vero sia quello di far crescere la consapevolezza nei ragazzi – dice il preside del Polo Aldi Roberto Mugnai – e questo si fa prima di tutto acquisendo come forma di comportamento la sicurezza». Nel suo liceo – ma anche in altri istituti superiori – i ragazzi ieri hanno trovato i volontari della Croce Rossa, qui sorella Franca Vaglio e Romana Grzin, con il compito di controllare e sensibilizzare i ragazzi.

«Quelli di prima sono i più disciplinati – dicono – ma per tutti l’importante è far capire che quello che vale qui dentro, vale anche fuori».

La lezione, al momento, più difficile. —

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di Redazione web