Gioco
Dal suolo dell’ex lager riaffiora una gavetta: era del soranese Sem Dominici
Due olandesi trovano l’oggetto con inciso il nome. Ricerche a buon fine: riconsegnata alla famiglia
SORANO. Una collanina, un piccolo anello, una moneta. A volte solo un ferro vecchio. I metal detector che scrutano il terreno riescono spesso a tirare fuori piccoli oggetti di un certo valore. Ma stavolta dalla dura terra tedesca, dove negli anni terribili del nazismo sorgeva un campo di concentramento, sono riusciti a dissotterrare la storia di un uomo, partito da lontano, dal borgo di San Quirico. Un giovane caduto prigioniero e poi morto, che ha trovato sepoltura in Germania, ma del quale la famiglia non conservava più niente, se non il ricordo e un dolore mai sopito.
Quel giovane si chiamava Sem Dominici e grazie a un metal detector e a due cercatori di reperti e appassionati di militaria olandesi, Chris e Jeroen, con i colleghi italiani dell’associazione Il Gruppo WW2 Tuscany Hunters, e la collaborazione della Pro loco di Sorano, oggi, la sua famiglia riceverà proprio a Sorano un oggetto che gli era appartenuto durante la prigionia, la sua gavetta, trovata nel sottosuolo dove sorgeva il campo di concentramento, vicino a Essen, dove era confinato.
La storia la racconta Arturo Comastri, presidente della Proloco di Sorano, che lo scorso febbraio riceve una telefonata da Empoli. Al telefono, Matteo Vinciani, fondatore, con gli amici Davide e Samuele, del Gruppo WW2 Tuscany Hunters (“cercatori toscani della seconda guerra mondiale”). «Mi disse che dei colleghi olandesi lo avevano contattato perché avevano trovato una gavetta integra con inciso sotto, forse con un chiodo, il nome “Sem Dominici” – racconta Comastri –. Dopo alcune ricerche aveva visto che nella zona di Sorano c’erano diversi “Dominici” e mi ha chiesto se fosse una persona nota».
Lì per lì Comastri è scettico. «Sem è un nome ebraico, non mi pareva che fosse uno del posto – dice – ma il giorno dopo andai comunque al Parco della Rimembranza per leggere la lapide con i nomi dei caduti. E lì l’ho visto: Sem Dominici».
Una breve ricerca è la storia di questo soranese riaffiora. Nato a San Quirico di Sorano il 27 aprile 1920, figlio di Oreste e Margherita Tognelli, chiamata “Venezia”, occhi e capelli castani, «naso aquilino» si legge nel rapporto della visita militare, agricoltore. Partito in guerra il 18 agosto 1939, fu fatto prigioniero a Trieste nel settembre del 1943. Morì in un campo di prigionia in Germania il 23 marzo 1944. «Probabilmente per un’esplosione», dice Comastri. «Fu sepolto nel cimitero di Essen – aggiunge il presidente della Proloco – e la morte e il luogo di sepoltura furono comunicati alla famiglia. Ma di lui la famiglia non aveva niente».
La notizia della sua gavetta ritrovata è arrivata alla sorella Zilia, che vive ancora nel Soranese.
«In paese lo ricordano ancora – dice Comastri – perché scriveva a casa dalla Germania. Gli anziani al bar mi hanno raccontato degli aneddoti, come la scelta del nome, da parte della mamma, che chiamavano “Venezia”. Sem non era ebreo, ma aveva un nome ebreo perché lo volle la madre. Quando il prete andò a battezzarlo la mise in guardia: “Signora, si rende conto che questo nome lo può mettere nei guai?”. E così purtroppo è stato». Non solo militare, ma anche creduto ebreo, fu fatto prigioniero.
Stamani, sabato 12 settembre, a Sorano la gavetta di Dominici sarà riconsegnata alla famiglia in una cerimonia a alla sede della Proloco, alla Fortezza Orsini.
Nella stessa mattinata la Proloco consegnerà una targa commemorativa ai parenti di Gino Agostini, appassionato storico, autore di saggi storici, scomparso l’anno scorso.
L’iniziativa ha il patrocinio del Comune, dell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma, del WW2 Tuscany Hunters e della Proloco. —
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