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Da paese di pescatori al turismo d’élite. La metamorfosi di Porto Ercole
Perla del Tirreno, ha cambiato connotati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, mantenendo però il suo fascino
PORTO ERCOLE. Da paese di pescatori al turismo di élite. Porto Ercole, uno dei borghi più belli d’Italia e perla del Tirreno. Sovrastato dai suoi forti di origine spagnola, cuore marittimo sin dalle sue origini.
Grazie al mare il suo sviluppo è andato avanti nel tempo sempre più prepotente, trasformandosi nelle varie epoche mantenendo lo spirito marinaresco dei cittadini che lo hanno sempre popolato. Così vicino all’altra perla del promontorio, Porto Santo Stefano, eppure così diverso.
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Tra fine Ottocento e inizio Novecento il paese fu abitato da pescatori che arrivavano dal napoletano, dalla costa procidana e da Ischia, che si trasferirono e vi rimasero. Porto Ercole stentava a diventare stazione balneare come avveniva dall’altra parte dell’Argentario: era un borgo prettamente di pescatori, fino a che non nacque il porto di Cala Galera che diede il vero impulso al diporto, dal 1973 in poi.
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I primi turisti – racconta lo scrittore Enrico Bistazzoni – arrivarono però a Porto Ercole nei primi anni ’50, quasi per caso: rimanevano incantati e si stabilivano là. Negli anni Cinquanta – epoca alla quale risale la fotografia dell’Archivio Fratelli Gori oggi in regalo con Il Tirreno – c’era solo la casa del Partito, un palazzo adibito a scalo commerciale per le operazioni di dogana. Da lì, si iniziò a costruire il lungomare, completato solo negli anni Sessanta.
Sempre negli stessi anni vennero realizzate anche le abitazioni sotto Forte Filippo.
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L’unica parte di lungomare esistente era sotto il paese vecchio: fino agli anni Cinquanta non c’era altro, gli abitanti stavano tutti dentro le mura. La parte nuova nacque gradualmente, ma è dagli anni Sessanta in poi che i pescatori iniziarono a stabilirvisi.
Oltre ai lavoratori del mare, in quel punto abitavano anche i minatori che andavano a lavorare a Terrarossa. Un passaggio importante, quello dello sviluppo urbano, che testimonia il cambiamento graduale avvenuto all’interno del paese.
Di pari passo, infatti, andava il tessuto sociale: il grosso l’hanno sempre fatto i pescatori, a differenza di Porto Santo Stefano dove invece c’erano anche naviganti da diporto. I portercolesi erano famosi per le loro capacità di pesca e la grande tradizione: pescavano in barchette di 13-15 metri e catturavano prevalentemente pesce azzurro.
La Cirio nacque proprio come fabbrica di lavorazione di questa qualità di pesce nel 1926 e fu ristrutturata nel 1948, mentre nel 1966 cominciò la lavorazione del tonno per poi chiudere definitivamente nel 1983. Fu una struttura importantissima per lo sviluppo del paese: gli uomini uscivano la notte con le barche e pescavano sardine e acciughe e, quando rientravano, queste venivano lavorate dalle donne all’interno della fabbrica. Senza dimenticare le altre donne che riparavano le reti e le mettevano ad asciugare, visto che il materiale usato allora era il cotone. Insomma, tutta la comunità partecipava alle attività inerenti la pesca, il vero motore dell’economica locale.
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Erano gli anni dello sviluppo: negli anni Settanta c’erano ancora trentacinque motopescherecci più undici zaccarelle (barche un po’ più piccole adibite alla pesca del pesce azzurro), mentre al giorno d’oggi si contano soltanto 6 paranze, oltre alle imbarcazioni della piccola pesca.
Detto dell’importanza del settore commerciale, a Porto Ercole il turismo nacque, in un certo senso, per inerzia. I visitatori che vedevano le bellezze del luogo si innamoravano perdutamente, tanto da stanziarsi sul promontorio grazie alle nuove ville che stavano sorgendo. All’epoca ce n’era solo una molto importante, quella del barone Ricasoli, poi diventata la “casa bianca” con il giardino botanico, passata in seguito alla famiglia Corsini per parentela. La famiglia Borghese era invece la famiglia “feudataria” di Porto Ercole e, tramite questa, accorsero molte altre famiglie aristocratiche.
Le prime ville vennero costruite dagli anni Sessanta nella zona dello Sbarcatello, dove nacque anche il Pellicano. Il Kings di Cala Galera di Ascanio Palchetti, inoltre, divenne un luogo di riferimento per il jet set romano.
Erano gli anni d’oro di Porto Ercole. Da lì lo sviluppo quasi si fermò perché non ci fu un grande seguito, ma il turismo romano è arrivato di conseguenza: con la massa di persone che accorrevano, da poca gente di élite ha iniziato a frequentare Porto Ercole la Roma bene, per poi sfociare nel turismo di massa che conosciamo oggi. —
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