Gioco
Venator Italy, il mercato non tira, ma New York intravede il business
Perdita 2019 da 5 milioni e mezzo, ma fa ben sperare lo shopping di un colosso Usa sulla capogruppo
SCARLINO. Sarà anche un’operazione di alta finanza – di status «planetario» come è già stata definita – ma innesca (comunque) un sistema di aspettative anche al Casone l’annunciata acquisizione di una quota del 42,5% di Venator Materials – la società che detiene la proprietà al 100% della scarlinese Venator Italy – da parte di un colosso della chimica mondiale: Sk Capital, società di investimento privato focalizzata sui settori dei materiali speciali, della chimica e dei prodotti farmaceutici, con sede a Park Avenue, New York. Se l’operazione – che vale 100 milioni di dollari – sarà perfezionata, cambierà l’azionista di riferimento della “casa madre” della scarlinese Venator: dalla famiglia Huntsman della Huntsman Corporation, multinazionale americana con sede in Texas, a Sk Capital Partners, appunto. L’ingresso dei newyorkesi di Park Avenue rappresenterebbe un rafforzamento della compagine Venator, il che al Casone pare essere accolto con favore alla luce anche del fatto che il conto economico 2019 non è stato brillante quanto quello dei due anni precedenti.
Sede nella Piana di Scarlino, Venator Italy – che ha un capitale sociale che supera quota 4 milioni di euro ed è al 100% di Venator Materials International Uk Limited, notissimo marchio del biossido di titanio e additivi a alte prestazioni – è stata per due anni di seguito l’azienda top della provincia di Grosseto tra quelle con fatturato al di sopra della soglia di 5 milioni di euro (fonte, Consodata spa). Al 1° gennaio 2018 Venator Italy era al primo post nella suddetta classifica non solo e non tanto per il fatturato (che vuol dire tutto e non vuol dire niente) ma per l’utile: 12 milioni e 860mila euro per l’esercizio 2017 (fonte Consodata); un anno dopo, stesso risultato, primo posto con un utile di 12 milioni e 790mila euro per l’esercizio 2018 (fonte Consodata). L’esercizio 2019, invece, si è chiuso con una perdita di 5 milioni e 413mila euro, come si evince dal bilancio registrato dal sistema camerale. Secondo fonti aziendali, il risultato 2019 sarebbe l’effetto dell’andamento del mercato, nazionale, europeo, globale; risentirebbe del riverbero della crisi dell’automobile, di quella dell’edilizia, del rallentamento della velocità della corsa delle tigri asiatiche che ha cominciato a registrarsi ben prima il deflagrarsi della pandemia da coronavirus.
Se così è, da questa visuale, Venator Italy sembrerebbe aver poco di che preoccuparsi: la perdita d’esercizio 2019 è considerevole ma Venator Italy è una società fortemente capitalizzata e con le spalle ben coperte: l’arrivo dei newyorkesi di Park Avenue, poi, rafforzerebbe questa convinzione. Se l’acquisizione, Huntsman Corporation che dà e Sk Capital Partners che prende, andrà a buon fine – tra la fine dell’anno e il primo trimestre 2021, è la tempistica ipotizzata – cambierà dunque l’azionista di riferimento della “madre” di Venator Italy: in seno a Venator Materials, la famiglia Huntsman ridurrà il proprio peso cedendo il 42,5% della propria quota a Sk Capital mentre il 51% è azionariato diffuso quotato in borsa.
Sk Capital è una società di investimento privato, con corebusiness nel comparto chimico e che controlla 80 stabilimenti nel mondo e ha 9 miliardi di fatturato, dicono al Casone. Il fatto che abbia deciso di investire nel cosmo Venator – giudicano fonti aziendali scarlinesi – indica che, superato il momento contingente, Sk Capital valuta il business del biossido di titanio un giro d’affari di profitto. –
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