Sicurezza
Sta male, cinque giorni per fare il tampone
Da sabato ha la temperatura alta, mal di testa, naso chiuso, astenia. Solo ieri è riuscita a sottoporsi al test per il coronavirus
Inizia a sentirsi male sabato 22 agosto e riesce a farsi sottoporre al tampone molecolare – che rivela l’eventuale contagio da coronavirus – il venerdì successivo, ieri. Sono ore infernali per Antonella (nome di fantasia), grossetana di 55 anni, con un ottimo impiego in un’azienda: non sta bene e teme di essere stata contagiata dal Covid ma soprattutto ha paura di poter essere stata lei stessa fonte di contagio. E mentre attende il responso del test racconta la sua esperienza – cinque giorni per ottenere un test sono tanti, troppi, osserva – perché possa essere utile nel caso di una seconda ondata autunnale o di una recrudescenza della pandemia: «Bisognerà muoversi più rapidamente – dice – per il bene di tutti».
È il pomeriggio di sabato 22 agosto, Antonella è a casa e non sta bene: avverte uno stato di malessere diffuso e un terribile mal di denti. La notte si sveglia e sente di avere la febbre, probabilmente piuttosto alta. La mattina successiva – domenica – esce di casa per recarsi in farmacia: ha necessità di acquistare un farmaco. Rincasa e si mette a letto: «Avevo caldo e poi freddo – racconta – Mi sentivo debolissima». A metà pomeriggio si fa forza e si alza: il cane ha le sue esigenze. «Camminavo per strada con il mio cane – racconta ancora – Ci saranno stati quasi 40 gradi e i sentivo brividi di freddo. E non riuscivo a procedere». Antonella comincia a avvertire quella che i medici definirebbero un’astenia severa, che gli esperti per altro indicano come un possibile sintomo del coronavirus. Nella serata di domenica contatta la guardia medica: «Ho riferito – dettaglia – che avevo la febbre alta dal giorno prima, fenomeno inusuale per me, e ho chiesto se dovevo preoccuparmi per il coronavirus». «La guardia medica mi ha risposto – continua – che c’è una forma virale in giro, che dovevo assumere tachipirina e potevo ricontattarla se la situazione fosse peggiorata; mi ha poi consigliato di rivolgermi al mio medico il giorno successivo e mi ha fornito un numero verde per chiedere informazioni sul Covid-19».
Antonella chiama l’800 55 60 60, il numero verde regionale. «Ho provato e riprovato – dice – ma veniva fornito un numero fisso che, appena cominciavo a comporlo, sembrava disattivarsi. Alla fine ho lasciato perdere».
È lunedì, Antonella ha ancora la febbre a 38° e sta ancora male. Chiama il suo medico, ma è in ferie. C’è il sostituto: «Mi ha detto di rimanere a casa, di continuare a prendere la tachipirina e che avrei potuto fare il tampone». E quindi? Non accade nulla.
Passa un altro giorno. È martedì. Antonella richiama il medico, c’è un altro sostituto, oggi. «Gli ho detto che avevo ancora la febbre e un fortissimo mal di testa: è una sensazione strana, mai avvertita, quando cammino mi pare che qualcuno mi pigi il cranio». All’ora di pranzo il medico va a casa a visitarla. «È stato sollecito e mi ha detto: “Facciamo il tampone”». «Il problema è che, probabilmente perché non era il mio medico, la richiesta è potuta partire solo il giorno successivo, mercoledì».
Passa tutto mercoledì e anche giovedì. Antonella sta ancora male ed è bloccata lì. Sarà stata contagiata dal Covid? Che cosa deve fare? «Non sapevo se avvertire sul posto di lavoro o attendere, in questi giorni sono in ferie». Si arriva a venerdì, ieri. Antonella ha perso la pazienza. «Alle 9, 30 ho richiamato il medico e gli ho detto che se non fossero arrivati a farmi il tampone sarei ricorsa a una denuncia. Il medico mi ha rassicurata, dicendomi che se ne sarebbe occupato lui». Alle 12,15 di ieri arriva finalmente l’Usca – l’Unità speciale di continuità assistenziale – e Antonella viene sottoposta al test.
Adesso deve aspettare il responso. Non ha più la febbre ma un’insostenibile sensazione di spossatezza. E poi: «Sente – chiede – che ho una voce nasale? Io di solito non parlo così, sembra che abbia il raffreddore». È preoccupata Antonella, «per tutte le persone che ho incontrato sabato mattina prima di sentirmi male e nei giorni precedenti. Mia mamma di 80 anni, mio babbo di 85: li ho anche baciati. Mio figlio, mia sorella con cui sono stata insieme. Qualche amico che ho visto: ero in ferie. Ci rendiamo conto di quante persone avrei potuto contagiare da sabato a oggi? È inutile tenere un’unità con tre persone di fronte alla stazione ferroviaria a fare tamponi ai viaggiatori e far attendere giorni per un test quando una persona sta male. La macchina deve muoversi più velocemente: vorrei che la mia esperienza servisse se la situazione dovesse precipitare, chissà, a novembre, insieme all’influenza stagionale». —
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