Il Tirreno

Grosseto

il giallo della chiocciolaia 

Uccisi in Maremma e sepolti accanto

Francesca Gori
Il sopralluogo della polizia con il pm Giampaolo Melchionna e nel riquadro Abdelilah Dakir (FOTO BF)
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Il sopralluogo della polizia con il pm Giampaolo Melchionna e nel riquadro Abdelilah Dakir (FOTO BF)

Abdelilah e Bouazza venivano dallo stesso paese del Marocco: spacciavano e mandavano i soldi alle loro famiglie

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GROSSETO. Bni Yagrine è un comune rurale del Marocco che conta una popolazione di poco più di 13mila abitanti. Un comune dove il lavoro non c’è e la povertà accompagna ogni passo dei suoi abitanti. Un paese dal quale è facile aver voglia di scappare ma dove due ragazzi, nel giro di un anno, sono tornati cadaveri. Morti ammazzati in Maremma. Prima Bouazza Jarmouni, 25 anni, poi Abdelilah Dakir, il ventiduenne trovato morto la scorsa settimana nella strada di Cernaia. La famiglia del giovane, una volta ottenuto il nullaosta dalla procura, provvederà a rimpatriare la salma in Marocco: sarà sepolta nello stesso cimitero dove riposa Jarmouni. Il servizio sarà curato dall’impresa di pompe funebri La Pace. È un destino comune quello che ha segnato i due giovano marocchini, arrivati in Italia per scappare alla miseria e finito nella macchia della Maremma a spacciare. Bouazza, ucciso a colpi di pistola durante un tentativo di rapina da due italiani, Mirko Meozzi e Sonia Santi che sono tuttora in carcere, il secondo, Abdelilah, arrivato un anno e due mesi fa e finito con un colpo di fucile sparato a distanza ravvicinata in una strada vicinale che si perde tra i campi, circondato da alberi di eucalipto.

Il giorno in cui il cadavere è stato ritrovato, un cugino del giovane che abita a Massa Carrara è arrivato subito a Grosseto per capire cosa fosse successo. Mohamed vive in Italia da vent’anni e lavora nel settore della vetroresina. Abdelilah era stato a trovarlo a Massa Carrara un paio di volte, aveva conosciuto anche la moglie del cugino e la loro bambina. Ma aveva rifiutato l’invito a restare e ad andare a lavorare insieme a lui. «Ci aveva detto che a Grosseto c’era un suo amico e che avrebbe lavorato con lui», spiegano. Ma ogni tanto, il ragazzo chiamava suo cugino, così come sentiva abitualmente sua madre, in Marocco, che ora lo rivedrà soltanto cadavere. O forse nemmeno.

La salma del giovane è ancora all’obitorio dell’ospedale, dopo che due giorni fa è stata fatta l’autopsia che ha confermato che la morte del ragazzo è avvenuta per un colpo di fucile sparato da distanza ravvicinata. «Ci hanno detto che è irriconoscibile - dicono ancora i familiari del giovane - e che per l’identificazione ci vorrà l’esame del Dna e qualche segno di riconoscimento». Meglio di una madre, nessuno può conoscere un figlio: a fornire questi dettagli agli uomini della squadra mobile, che stanno svolgendo le indagini coordinati dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna, è stata proprio la donna, dal Marocco. Abdelilah aveva una cicatrice sul petto e alcuni segni di bruciatura di sigaretta sul polso. Era scappato dal Marocco e con quello che guadagnava spacciando, manteneva la sua famiglia, là: sua madre e le sue sorelle che lo vedranno tornare dentro a una bara. —
 

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