Italia
Ma quale “Marina di Orbetello”? Questa resterà per sempre la Giannella
La lingua di terra prende il nome dalla famiglia che a inizio ’800 cominciò a coltivarla. Oggi è puntellata di case e bagni
la storia
Una lingua di terra ripresa dall’alto. Poche case bianche sparse qua e là in una terra ancora tutta da scoprire e tutta da “abitare” e riempire delle tante case che adesso costeggiano la strada provinciale.
Ecco com’era settant’anni fa il tombolo della Giannella, nel comune di Orbetello, una delle più conosciute località turistiche della zona sud. Lo scatto, del 1953, è firmato Fratelli Gori.
Nella ricostruzione della storia di Giannella viene in aiuto Sergio Taccioli (nella foto in basso a destra) che ha lavorato per anni come dipendente dell’ufficio tecnico del Comune di Orbetello e che ha collaborato anche alla stesura di un libro che riporta molte notizie proprio sulla Giannella, “Orbetello, una storia”, edito dalla casa editrice Innocenti di Grosseto.
«La Giannella – spiega Taccioli – trae il suo nome da quello della famiglia Giannella che verso il 1800 iniziò lo sfruttamento agricolo della zona con coltivazioni varie. Il nome è poi rimasto nei secoli anche se negli anni Trenta qualcuno provò a dare a quella lingua di terra un altro nome: Marina di Orbetello».
In realtà quel nuovo nome durò poco. Per tutti quella era e sarebbe rimasta per sempre Giannella.
Gli anni Cinquanta sono quelli in cui, in Giannella, si arrivava col motoscafo.
«I primi viaggi – dice Taccioli – risalgono al 1921. Partivano da piazza del Duomo, sotto le Mura di Ponente, e in circa mezz’ora raggiungevano il tombolo di Giannella. Il motoscafo più piccolo portava sessanta persone e l’altro circa cento: entrambi montavano motori di autocarri a benzina. Nel dopoguerra il motoscafo più piccolo aveva il motore del “gippone” e l’altro di un camion americano. Cessarono il loro servizio nel 1965».
La Giannella che siamo abituati a vedere adesso, piena di turisti che vanno al mare, un tempo non era così.
«Prima della guerra – dice ancora l’ex dipendente comunale – la spiaggia non era molto frequentata. La strada che da Santa Liberata conduce alle Saline (l’attuale provinciale) era sterrata. Percorrendola si intravedevano i poderi Domizio, Pierino Polemi, La Fattoria e il Casale Spagnolo: tutti circondati da terreni coltivati a grano, vite e ortaggi».
Una realtà un po’ diversa da quella attuale dove l’economia si basa in via del tutto esclusiva sul turismo balneare e sugli affitti estivi, mentre i campi hanno lasciato il posto a stabilimenti balneari, strutture ricettive e campeggi. Gli stabilimenti, comunque, erano presenti, anche se non come lo sono attualmente.
«Lo stabilimento balneare di Giannella – dice Taccioli – condotto da Icilio Balducci, noto editore di cartoline, cambiò molte gestioni: Barabino, Alfredo e Ilio Pastorelli, la famiglia Cocco, poi di nuovo Alfredo e Ilio Pastorelli, Pietro Motturi, nel 1956 i fratelli Bagnoli e molti altri. A Santa Liberata invece vicino alla villa di Oreste Fuga, sorgeva lo stabilimento di Angelo Consani che rimase attivo fino agli anni Quaranta. Vicino al ponte c’era invece lo stabilimento della Montecatini. Da non dimenticare la colonia marina di Porto Santo Stefano che era stata realizzata dove adesso si trova lo stabilimento La Goletta».
Altra colonia marina era quella dove da alcuni anni sorge il Tuscany Bay.
La Giannella – secondo i racconti di Taccioli – era la “spiaggia in” dove andavano molti orbetellani. Un tempo, quindi, la Giannella era la meta preferita degli orbetellani mentre in Feniglia andavano pochi orbetellani e molti portecolesi.
Chi abitava, invece, a Orbetello Scalo aveva come meta Ansedonia e la spiaggia della Tagliata.
Taccioli spiega poi le origini del Tombolo di Giannella. «La barra di sabbia a nord – dice – è considerata parte della foce del fiume Albegna; la sua larghezza diminuisce da circa 750 metri a 350 procedendo dalla foce verso Santa Liberata. Il Tombolo si è creato grazie all’azione delle correnti marine costiere dirette verso sud che hanno ridistribuito i detriti del fiume Albegna».
In questi giorni in cui la Giannella è piena zeppa di turisti l’immagine è molto lontana dalla foto in bianco e nero che raffigura una lingua di terra dove ancora sono lontane le centinaia di auto lungo la provinciale e i tantissimi ombrelloni che per tutta l’estate i turisti piantano sulla spiaggia. Immagini lontane, romantiche e che suscitano anche un po’ di nostalgia. —
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