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Il Pci: «La Toscana è sbiadita ma con noi tornerà rossa»

giovanna mezzana
Il Pci: «La Toscana è sbiadita ma con noi tornerà rossa»

Marco Barzanti è il candidato alla presidenza della Regione per il Partito Comunista Italiano  Si presenta con un programma che parte dalla sanità. E con un po’ di stoccate a Eugenio Giani 

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in campo



È una certa emozione, ebbene sì – confessano – rivedere dopo una pausa durata tre decenni il simbolo del Pci ricomparire sulle schede elettorali della Toscana: con falce, martello e stella. È con questo dettaglio meta-significante che il candidato per il Pci alla presidenza della Regione Toscana Marco Barzanti e i suoi supporter – dal segretario provinciale Luciano Fedeli ai quattro candidati al consiglio regionale – si presentano agli elettori maremmani. E lo fanno con un sipario che si apre e si chiude al Bar del Corso, che dura poco ma dice molto del perché questa volta ci sono: e con il loro simbolo. Umori nostalgici? Macché. Mossa argina-destra salviniana? Neppure: o meglio, non solo. Qui, piuttosto «è una questione di necessità», sostengono. C’è una missione da compiere: far tornare rossa quella Toscana che «da troppo tempo, ormai, è sbiadita», per colpa del Pd e dei Renziani, a detta loro, ovviamente.

Il sipario si apre con una precisazione d’obbligo, a cura di Fedeli, sull’indicazione di voto agli elettori per il referendum del 20-21 settembre sul taglio dei parlamentari: «Noi diciamo “no” – precisa Fedeli – alla riduzione del numero dei parlamentari. Si deve lavorare sui privilegi, dimezzare le indennità, per esempio, non ridurre la rappresentanza»; e qui Fedeli non risparmia una stoccata «a quei consiglieri regionali toscani che, pur essendo rimasti a casa durante l’emergenza sanitaria – dice – si sono intascati i rimborsi»; tutti i salmi non devono finire il gloria, secondo il Pci, che ha fatto ricorso – sulla vicenda – alla Corte dei Conti.

Per delineare la Toscana-che vorrei Barzanti parte da ciò che proprio non gli va giù: «Dieci anni di tagli del Pd alla sanità regionale hanno portato – dice il candidato alla presidenza della Regione – 2.600 posti-letto in meno per un risparmio, a detta loro, di 600 milioni di euro che non sono stati però reinvestiti, né negli ospedali né nella stabilizzazione del personale». Barzanti pensa a una sanità toscana in cui «sotto quota 30mila euro di reddito le prestazioni sono gratuite», e poi «stop all’intramoenia e alle esternalizzazioni, vedi Cup». Ce l’ha con il candidato per il centrosinistra Eugenio Giani Barzanti, molto più che con la candidata del Carroccio e dal centrodestra Susanna Ceccardi: «Giani chiede un voto contro la Lega? Ma se è dal ’90 che siede prima in un consiglio comunale e poi regionale: cosa ha fatto fino oggi?».

Prima della sua chiosa lo spazio del parterre è stato riservato ai candidati al consiglio regionale. C’è Lorenzo Pozzo, massetano, classe 1981, dipendente Venator, che dopo una storia politica iniziata nei Ds e poi con approdo nel Pd ne è uscito «non avendone più condiviso la linea», dice. C’è Rosalba Fanciulli, classe 1959, orbetellana, artigiana e appassionata: «Spero che la gente – dice – torni a sperare nel simbolo. Votare turandosi il naso non va più bene». Gabriele Porri, invece, è mancianese, classe 1958, in attesa di pensione. E poi c’è l’anima ambientalista, rappresentata da Roberta Bozzi, insegnante, che ha fatto parte del comitato direttivo del Parco Regionale della Maremma, e a cui stanno a cuore le tematiche ambientali, dalla questione biogas alle aree forestali. —

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