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Valle del Vivo assediata: allarme dei residenti

Fiora Bonelli
Valle del Vivo assediata: allarme dei residenti

Da due mesi la zona è invasa da orde di visitatori. Charlotte Horton: «Irrompono nelle proprietà e accendono fuochi»

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Fiora Bonelli / seggiano

«I piccoli fiumi, le pozze e le anse dei torrenti del nostro territorio devono essere curati, apprezzati e vissuti come risorse di nicchia e non sfruttati da un turismo di massa. Attenzione, dunque a svelare i “segreti dell’Amiata” se l’ “assalto” non è sostenibile».

I residenti nella valle del Vivo, un fiume che si snoda fra Seggiano e Montegiovi, sono indignati dopo che le loro abitazioni e proprietà sono state assediate da tanti che, scoperta la bellezza di questa piccola valle, non hanno esitato a mettersi in marcia per farsi un bagno, un picnic, un bivacco.

I residenti non ci stanno e spiegano: «La quantità di persone che dal 2018 e in particolare quest’estate passano lungo le strade sterrate ad alta velocità verso il piccolo fiume Vivo, produce inquinamento dell’aria e acustico, sporcizia e distruzione dell’habitat. Una situazione aggravata dalle pessime condizioni delle strade e dalla mancanza totale di infrastrutture adeguate (bidoni della spazzatura) e di controllo del pericolo di incendio. Siamo profondamente preoccupati per la distruzione dell’ambiente naturale ed il grande rischio di incendio dovuto a sigarette ed addirittura ai barbecue e ai fuochi da campeggio».

Il problema va avanti da un paio di mesi. «Ogni giorno da circa due mesi – lamentano i residenti – tantissimi macchine vengono parcheggiate su terreni privati vicino al ponte, e un numero sproporzionato di persone viene a fare il bagno in quella pochissima acqua che rimane nel fiume».

Fra coloro che contestano questi comportamenti anche Charlotte Horton, proprietaria del castello di Potentino che denuncia «irruzione nelle proprietà private, accensione di fuochi, parcheggi in ogni dove».

I residenti della zona si rivolgono a coloro che per primi hanno incautamente pubblicizzato la bellezza della zona, definendola come il Grand Canyon dell’Amiata. «Grazie alle vostre parole i turisti si aspettano di trovare il “Grand Canyon dell’Amiata” e invece c’è solo erba calpestata, spazzatura ed escrementi vari. E nemmeno sanno i poveri turisti che l’Ente è gravemente inquinato. Sono state viste famiglie con bambini che saltano nell’Ente perché non c’è abbastanza spazio nell’unica pozza del Vivo e non c’è nessun cartello che avverte del pericolo di inquinamento di questo fiume. Questo rappresenta un grande rischio per la loro salute».

E ancora rivolgendosi a chi ha pubblicizzato questo angolo d’Amiata, dicono: «Senza dubbio, il vostro lavoro è di far apparire la zona Amiata più attraente. Ma sarebbe meglio, invece che, dopo aver toccato con mano la situazione dell’ambiente alla confluenza del Vivo e dell’Ente, ricordassero che questo luogo, una volta incontaminato e molto suggestivo, ora è solo un posto affollato e sopravvalutato, una mossa pubblicitaria. Speriamo bene che la stessa cosa non stia accadendo in tutti gli altri posti “segreti” divulgati da voi». Per cercare una soluzione concreta a questo scenario, i residenti chiedono «di ripensare l’approccio al turismo sull’Amiata prima che quella poca natura incontaminata che qui rimane, sia distrutta. E vi invitiamo a organizzare una campagna “pulizie e ripristino” dei fiumi più presto possibile». —

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