Sicurezza
Non solo parassiti: "Pinete a rischio anche per lo stop al piano Aib"
La commissione Selvicoltura di Fedaft: "La sospensione dei progetti dopo il parere del Consiglio di Stato minaccia la conservazione"
GROSSETO. Non solo i parassiti, ma anche la burocrazia che ingarbuglia le procedure. E, come se non bastasse, lo stallo imposto dal recente parere del Consiglio di Stato che ha annullato il piano antincendi boschivi della Regione Toscana.
Le pinete litoranee della provincia di Grosseto non sono mai state tanto a rischio, bersaglio di un “fuoco incrociato”. A dirlo è l’autorevole voce della commissione Selvicoltura della Fedaft, la Federazione degli Ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Toscana coordinata da Mirando Di Prinzio e convocata per analizzare le problematiche fitosanitarie delle pinete litoranee e quelle insorte sul Piano Aib), sospeso a seguito del parere emesso dal Consiglio di Stato che annulla la delibera regionale 355/2019.
All’incontro hanno preso parte il presidente dell’Ordine degli agronomi e forestali della provincia di Grosseto, Domenico Saraceno, e la presidente della Federazione Regionale dei Dottori agronomi e forestali della Toscana, Marta Buffoni, insieme a tanti professionisti provenienti dai diversi ordini della Toscana. La commissione ha svolto sopralluoghi alle pinete di Marina di Grosseto, Principina a Mare e San Carlo, dove ha visto «lotti accorpati di pineta anche di 14 ettari completamente secchi».
gli agenti patogeni
La pineta è malata da tempo e i dottori agronomi e forestali lo sanno bene. Gli agenti patogeni sono più d’uno. Ma il monitoraggio degli ultimi due anni eseguito dall’Ordine grossetano ha messo in luce quella che l’Ordine stesso non esita a definire «una preoccupante ripresa della malattia dovuta agli insetti scolitidi». A giudizio dei dottori agronomi forestali della Toscana, «se si intende mantenere la pineta con le sue caratteristiche ecologiche e paesaggistiche è necessario prevedere sia interventi selvicolturali da eseguire con rapidità, volti al contenimento delle patologie, sia interventi di pianificazione e monitoraggio attraverso i quali attuare le indispensabili azioni di prevenzione e bonifica fitosanitaria e di rinnovazione artificiale».
In che modo? Gli strumenti ci sono. Anzi, ci sarebbero. I professionisti sottolineano «la necessità urgente di adottare un piano d’azione partecipato dai soggetti portatori di interesse pubblico e privato» per «garantire tempestività nella esecuzione degli interventi e nella erogazione delle necessarie risorse finanziarie da destinare alla salvaguardia e perpetuazione di dette pinete», mediante l’attivazione da parte della Regione di bandi dedicati nell’ambito del Piano di sviluppo rurale». Indispensabile prevedere l’armonizzazione e l’ottimizzazione delle procedure amministrative in capo ai diversi enti competenti e una campagna di comunicazione e informazione dell’opinione pubblica sui problemi delle pinete e sugli interventi da attuare a salvaguardia e conservazione di queste tipologie di bosco. Ma c’è anche un altro ostacolo.
Il Consiglio di Stato
Il Piano anticendi boschivi ha collegati diversi progetti, già approvati sul Psr, elaborati dagli agronomi e i forestali toscani. Progetti, mette in guardia la commissione, che a causa della sospensione del Piano «rischiano di non poter essere realizzati rendendo di fatto immobilizzate le risorse degli aiuti Ue già ammesse dalla Regione Toscana per il loro finanziamento».
La sospensione di questi progetti, dice chiaramente la commissione Selvicoltura della Fedaft, «vede minacciata la stabilità e la conservazione delle pinete litoranee in questione a causa dei rischi fitosanitarie di incendio destinati ad innalzarsi con il protrarsi del periodo di non intervento». Perciò l’auspicio dei dottori agronomi e forestali della Toscana è che il rischio fortissimo che corrono le pinete possa essere l’occasione utile per «affrontare il problema, sopra ricordato e più volte denunciato, della necessità di prevedere attraverso un processo di concertazione tra enti competenti, l’adozione di un Procedimento Unico Forestale». Lo stesso Consiglio di Stato parla di «inestricabile intreccio di competenze che caratterizza la disciplina della gestione del patrimonio forestale nazionale, condizione che determina sempre più frequenti situazioni di “incertezza giuridica e amministrativa”». E a farne le spese è proprio l’ambiente che queste procedure vorrebbero tutelare. —
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