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Mura crollate: «Il sequestro sarebbe deleterio»

Fiora Bonelli
Mura crollate: «Il sequestro sarebbe deleterio»

Case inagibili a causa delle macerie, il sindaco Galli teme che i tempi si allunghino per consentire agli abitanti di rientrare

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Fiora Bonelli / cana

Mura di Cana: adesso è il tempo della ricostruzione e di guardare al futuro.

Dopo il giovedì nero, del 20 agosto, per le mura di Cana crollate nei venti metri in cui si stavano ultimando i lavori di consolidamento e di ripristino, adesso è il momento della riflessione, della ricerca di nuovi finanziamenti perché il restauro della cinta muraria, crollata una prima volta nel 2013 per una bomba d’acqua e ripristinata nel 2015, possa vedere la fine.

Il sindaco di Roccalbegna, Massimo Galli, spiega come si sta muovendo il Comune, col supporto della Regione Toscana e in particolare del capogruppo del Partito democratico Leonardo Marras che si è detto fin da subito disponibile a supportare l’operazione.

«Lunedì mattina – spiega Galli – insieme al capogruppo regionale Marras e i tecnici, faremo un sopralluogo per vedere le condizioni della cinta muraria. I venti metri crollati non sono quelli originali medievali, ma quelli che sono stati rimaneggiati e ripristinati nel corso di tanti anni. Marras mi ha subito indirizzato verso la richiesta di finanziamento al genio civile e di avviare l’operazione. Ho avuto contatti anche con la Soprintendenza, che sarà a Cana entro breve tempo. Ma la nostra preoccupazione più grande è la possibilità che il cantiere venga messo sotto sequestro. Di questo ancora non sappiamo nulla, e bisognerà vedere come ha intenzione di muoversi la Procura della Repubblica».

La speranza del sindaco è che il sequestro venga scongiurato. «Dispiacerebbe un eventuale sequestro – dice ancora Galli – perché questo rallenterebbe i lavori di gran lunga e non ce lo possiamo permettere. Sotto quelle mura crollate, infatti, vi sono alcune abitazioni che resterebbero chiuse e non fruibili dai proprietari per tutto il tempo utile a chiudere la vicenda dal punto di vista giudiziario. Oltre tutto a rallentare i lavori che sono invece di grande urgenza, c’è anche il fatto che il luogo interessato su cui lavorare è impervio e certo non vi si lavora velocemente». —

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