Il Tirreno

Grosseto

montenero d’orcia 

Centrale geotermica, dopo il no della Regione il paese conta sul Mise

F.B.

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montenero d’orcia

Dopo lo stop ad altri progetti del comprensorio amiatino, anche quelli di centrale geotermica “Impianto pilota di Montenero d’Orcia” è stato bocciato, nei giorni scorsi, dalla Regione Toscana. Ora l’ultima parola spetta al Ministero dello sviluppo economico, ma aMontenero, frazione di Castel del Piano, la speranza che anche il ministero retroceda è forte.

«Questo successo è il risultato di un fronte comune, fermo e determinato, di un’intera comunità», dicono il Comitato NoGeotermia e la Pro loco di Montenero. Che ricordano, insieme alla rete di Imprese e agli enti di tutela dei prodotti locali, come sia stato determinate un perfetto allineamento tra i movimenti organizzati della società civile e il supporto bilaterale delle amministrazioni comunali che si sono avvicendate in questi anni.

Per oggi comitato e Pro loco avrebbero voluto realizzare una manifestazione per mettere insieme tutti i soggetti, le persone, gli enti locali che hanno contribuito alla battaglia contro la costruzione della centrale. «Purtroppo, però, – dicono dalle due associazioni – valutato il numero davvero considerevole dei partecipanti non sarebbe stato possibile accogliere tutti anche a causa delle ulteriori restrizioni dovute al mutare dello scenario epidemiologico da Covid-19. Vogliamo però lanciare con forza un messaggio di ringraziamento verso tutti: alle imprese dei territori di Castel del Piano, Montalcino e Cinigiano, alle amministrazioni locali e territoriali alle tante persone e singoli cittadini che hanno sempre creduto fermamente in questa battaglia, che l’hanno sempre sostenuta e che continueranno a sostenerla per difendere una identità e un’immagine che rappresentano il filo conduttore di una prospettiva di futuro e della nostra capacità di sviluppo, a loro chiediamo ancora di tenersi “pronti”, nel caso fosse necessario in seguito, a un ultimo sforzo».

Comitato e Pro loco si dicono «consapevoli che la vicenda non si è chiusa definitivamente». Ora la partita si gioca al Mise. Ma, osservano, «con la negata intesa della Regione diventa molto difficile concedere le autorizzazioni alla costruzione dell’impianto; questo sarebbe interpretato come un atto autoritativo di forte ingerenza contro un territorio totalmente contrario, violando i principi costituzionali di sussidiarietà, di governance e di democrazia partecipativa». — F.B.

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