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il confronto a festambiente 

Predatori, il dialogo funziona Le richieste della Piattaforma

pierluigi sposato
Predatori, il dialogo funziona Le richieste della Piattaforma

Punti di condivisione al termine dell’incontro tra le associazioni partecipanti Gentili: «La risposta non può essere viscerale e cioè quella di sparare» 

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Sbagliato considerarla come una battaglia tra pro e contro, tra chi vince e chi perde. L’unica vittoria è quella di riuscire a tutelare il territorio, in tutte le sue espressioni: natura, animali, attività.

Questo è il messaggio lanciato da Festambiente dove ieri si è parlato di predatori, della convivenza tra lupi (in aumento) e uomo (in diminuzione). Un messaggio con voci diverse e apparentemente confliggenti (Difesa Attiva, Lav, Caseificio sociale di Manciano), unificate invece dalla partecipazione alla Piattaforma locale grandi carnivori, un’iniziativa dell’Istituto di ecologia applicata di Roma che ha messo tutti intorno al tavolo. Angelo Gentili, anima di Festambiente, chiarisce la mission: «Da una parte c’è la tutela dell’ambiente, dall’altra vogliamo che sia dato un sostegno forte agli allevatori, che qui sono un unicum particolare». Un progetto iniziato tra un po’ di comprensibile scetticismo e andato avanti per qualche mese, fino alla redazione di un documento che media le esigenze opposte e avanza delle proposte. «La risposta non può essere viscerale e cioè sparare. Le soluzioni per difenderci meglio vanno trovate insieme», aggiunge Gentili.

Un argomento che trova l’appoggio di Massimo Vitturi, responsabile animali selvatici di Lav: «Premesso che siamo per la tutela del lupo, e ci mancherebbe, dal lavoro condiviso emerge che uccidere non ha senso e non aiuta il comparto allevatoriale. Gli allevatori hanno una parte importante nel progetto, hanno capito che la soluzione è la prevenzione e non l’uccisione».

Dell’importanza del dialogo parla Carlo Santarelli, presidente del Caseificio di Manciano: «Abbiamo trovato dei punti di condivisione. Si può cambiare. Anche noi abbiamo affrontato il rinnovamento pensando, insieme all’Università già dal 2008, a come far sopravvivere ciò che è rimasto del settore e per aumentare la produttività. La convivenza è possibile». Però costa: oggi più 30-40% rispetto a un allevamento “storico”, con il 28% del terreno agricolo abbandonato, per lo più dal comparto zootecnico. «Non possiamo permetterci di chiudere il settore, qualcuno però ci deve aiutare per sostenere i costi».

Come ad esempio anche quelli dei cani da guardiania. Lo ricorda Francesca Barzagli, presidente di Difesa Attiva: «Costi enormi per noi non siamo un costo per lo Stato o le Regioni. Ma gestire un cane costa, tra alimentazione, periodi di calore e il resto». Però i cani, e Barzagli cita i dati ricordando che ce ne sono 148, hanno permesso di ridurre i capi predati e il numero delle predazioni: da tre anni cinque di 28 aziende associate non hanno danni da predatori. Il cane non è la soluzione per tutte le aziende ma ha permesso di raggiungere un punto di equilibrio.

Ciò che preme a tutte le parti in causa è una parola chiave: il “riconoscimento”. Cioè la presa d’atto generale del lavoro che è stato fatto e delle conclusioni alle quali il gruppo è giunto, tra l’altro con un modello – aggiungono – che viene preso come punto di riferimento anche in altre realtà locali. Chi deve “riconoscere”? Le istituzioni, ma anche l’opinione pubblica. Valeria Salvatori, segretaria generale dell’istituto Iea, indica tre filoni di lavoro individuati al termine dei sette mesi di incontri dalla Piattaforma, che tra l’altro ha anche prodotto un Manuale destinato agli allevatori dove sono riportati tutti gli strumenti per ridurre il rischio predatorio e migliorare le tecniche di prevenzione: «Il primo è rivolto alle aziende, per la promozione e un supporto per la prevenzione unitamente alla certificazione delle misure intraprese e alla valorizzazione dei prodotti. Il secondo è la conoscenza dell’immensa quantità di studi che riguardano il lupo, anche se l’ultima stima risale al 2017: gli allevatori devono sapere se intorno a loro ci sono i lupi. Il terzo è la comunicazione: vogliamo un rapporto corretto con i media, senza allarmismi. Il lupo è una specie protetta e va tutelata ma non è in via di estinzione». E queste richieste a che punto sono? Perché parlate di una situazione incagliata? «Il Covid ha interrotto gli incontri con le associazioni agricole, interlocutrici principali della Regione – risponde Salvatori - Avremmo già voluto divulgare il manuale prodotto: lo faremo a settembre. Le proposte normative le deve fare la Regione. Ma ora ci sono le elezioni». E comunque, «il lavoro che abbiamo fatto non deve restare lettera morta». — pierluigi sposato



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