Sicurezza
Così il santo (Rocco) lasciò il posto a una moderna località balneare
La vocazione vacanziera di Marina fu pianificata dagli anni Trenta. Con Il Tirreno in regalo la foto della spiaggia negli anni Cinquanta
MARINA DI GROSSETO. File di casette di legno rigorosamente perpendicolari al mare, un’ampia spiaggia che si crogiola al sole, una barriera di ombrelloni al limitare della battigia, nessun lettino ma una fitta foresta di sdraio, un’altalena che sollazza quattro ragazzini. E il muro bianco, semicircolare, con le sue porticine ombreggiate da teli, dello stabilimento La Rotonda.
“Maremma com’era”, l'iniziativa del Tirreno in collaborazione con l'Archivio fotografico Fratelli Gori che in questo agosto regala ai lettori del Tirreno 16 foto d'epoca della Maremma, fa un tuffo nell’estate 1959 di Marina di Grosseto “atterrando” nel cuore della spiaggia, quella davanti alla Rotonda, luogo simbolo della Marina che fu e della sua natura balneare.
Un paese dalla vocazione balneare
Correva l’anno 1933, anno chiave per Marina di Grosseto. Per quello che all’epoca era un pugno di case, chiamato San Rocco – dal nome della Fortezza – e nato da una serie di baracche di legno sorte sulle dune, l’allora podestà aveva grandi progetti di espansione e trasformazione da borgo di pescatori a località balneare.
La vocazione vacanziera di San Rocco l’aveva intuita già oltre un decennio prima il capitano Giovanni Fontana, che nel 1919 – quattro anni prima dell’edificazione della chiesa – aveva costruito il primo bagno pubblico, l’Arsella, poi ribattezzato Miramare nel 1922.
Nel corso degli anni Venti si sviluppa l’insediamento turistico. Prima le colonie estive dei bambini, ospitate in baracche, poi le lottizzazioni della spiaggia, vendute dal Comune con agevolazioni per facilitare la costruzione di edifici in muratura. Marina sta prendendo forma, ma serve un cambio di passo. Che arriva nel 1933.
Da San Rocco a Marina
In quell’anno viene costruita la famosa Rotonda, progettata dall’ingegnere Umberto Tombari e realizzata dall’impresario Alberto Brizzi per conto della Società Anonima di Grosseto al Mare (Sagam), come ricostruisce il prezioso volume “Grosseto, architetture e paesaggio” a cura di Vanessa Mazzini, edito da Innocenti nel 2016.
Sempre nel 1933 il nome del paese cambia: San Rocco diventa Marina di Grosseto e il “nuovo” borgo viene inaugurato il 6 luglio.
Il carattere balneare di Marina si consolida per tutti gli anni Trenta. Nascono il primo albergo (1935), viene inaugurata la colonia marina “Saletti” (1937). La guida del Touring Club del 1951 descrive Marina come «villette di elegante architettura messe tutte per lungo ai bordi di una bella via parallela al mare». Negli anni Cinquanta, insomma, Marina è una stazione balneare attestata, come altre “Marine” della costa italiana.
La Rotonda e il bagno La Rotonda
Gli stabilimenti si moltiplicano sulla spiaggia e, davanti alla Rotonda, nasce l’omonimo bagnetto, che ripete, nella forma, la struttura a semicerchio del mitico locale. Proprietari ne erano Walter Peccianti e Montefiori detto Canapone. Nel 1957, due anni prima dello scatto dei fotografi Gori, il bagno La Rotonda era stato preso in gestione da Mario Porcellotti, già bagnino dall’anno precedente, e dalla moglie, Fernanda Rossi, che lo hanno gestito per quarant’anni. Nel 2017, in occasione di “Caffè Tirreno” a Marina di Grosseto, il nostro quotidiano ha incontrato la signora Fernanda Rossi, che ci raccontò: «Mio marito, Mario Porcellotti, sapeva nuotare benissimo e nel 1956 venne a lavorare al bagno La Rotonda come bagnino. Gli piacque tanto. Noi ci dovevamo sposare e così l’anno dopo lo prese in gestione dai proprietari, Peccianti e Montefiori».
Davanti il mare, dietro la Rotonda, con la sua terrazza, il ristorante e la pista da ballo con un palco per concerti dal vivo. Qui a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta hanno suonato artisti di primo piano – tra gli ultimi a esibirsi c’è stato Celentano – anche se il re incontrastato era Zomba. Non a caso sul frontone della Rotonda era apposta la scritta “Hic anima felix vivas”. «La gente ci ballava il sabato e la domenica e ne veniva tantissima. Anche il bagno era sempre pieno di gente», ricordava Fernanda.
Il mito della Rotonda, a un certo punto, tramonta. Negli anni Ottanta qui ci sono i Grandi magazzini, ma anche quest’impresa finisce. L’edificio diventa dapprima inagibile, poi un rudere abbandonato tanto che, in occasione dei Mondiali di vela, nel 2013 e 2014, la Rotonda scompare alla vista: talmente fatiscente che il Comune decide di “incartata” in un telo, pratica che continua a essere adottata anche oggi.
Tutt’altra storia, invece, per il bagno La Rotonda, che continua a offrire bagni di sole e di mare anche oggi. La gestione, da tre anni, è di Franca Cacioli e del marito Massimo. –
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