Gioco
Banchiere o anche politico? L’enigma Mario Draghi sotto gli ulivi di Polverosa
All’indomani del discorso di Rimini che infiamma il dibattito nazionale l’incontro sul libro di Cecchini porta l’argomento del giorno in Maremma
l’incontro
L’argomento non poteva essere più attuale di così. Ventiquattr’ore prima, all’apertura del Meeting di Rimini, il suo discorso ha fatto di Mario Draghi l’uomo del momento. Le parole dell’ex governatore della Bce sull’Europa e la necessità di investire sui giovani, sul debito «buono» e quello «cattivo», sull’Italia e le prospettive di ripresa, hanno occupato le prime pagine dei giornali e dei talk in tv, monopolizzando l’attenzione generale con un profluvio di commenti e interrogativi, uno su tutti: resterà un banchiere o diventerà (se non lo è già) un politico?
Dal dibattito nazionale a un uliveto maremmano, la stessa domanda è risuonata mercoledì pomeriggio dalle nostre parti. Merito della presentazione del libro del giornalista Marco Cecchini, “L’enigma Draghi” (Fazi editore), a cura della Libreria Bastogi di Orbetello, che ha trasformato il giardino del bar La Polverosa, nell’omonima frazioncina di Orbetello, nel più ricco parterre di commentatori e protagonisti del dibattito nazionale: con l’autore al tavolo c’erano l’ex presidente del consiglio Giuliano Amato, il giornalista Giuliano Ferrara, l’economista Lorenzo Bini Smaghi e il giornalista Bruno Manfellotto, che ha moderato l’incontro davanti a una folta e attenta platea, con nomi altrettanto illustri, come Ferdinando Nelli Feroci e Stefano Micossi.
E, dunque, che rispondere alla domanda del giorno?
Cecchini, giornalista e scrittore, ex capoufficio stampa al ministero dell’Economia, ha rimarcato la diversa percezione della figura di Draghi che si ha in Italia e quella che hanno all’estero. Celebrato dai giornali italiani, lo stesso feeling non è scattato con quelli tedeschi. «Il discorso di Rimini è una strategia – è convinto Cecchini – Dopo la sua uscita dalla Bce si è eclissato tranne pochi eventi: l’incontro con Di Maio, alcuni articoli per il Financial Times, la foto con Bergoglio, ieri (il Meeting di Rimini). Mi fa pensare che si creino le condizioni per raggiungere un obiettivo con calma. Come un gatto sornione che sta in panchina in attesa degli eventi. Ma Draghi è un uomo d’azione, a cui piace incidere e decidere. Credo che abbia in testa qualcosa e in modo preciso». In una formula: «È partito come tecnocrate ed è diventato un tecnico politico». Un’analisi condivisa da Ferrara che lo definisce «un politico che in tutte le sue decisioni ha fatto politica. È tutto tranne un uomo della neutralità». Di opinione opposta Bini Smaghi, convinto che Draghi non sia un politico: «Dopo quel “whatever it takes” nel 2012 (il salvataggio a tutti i costi dell’euro) c’è stato il silenzio. Far politica in democrazia richiede di prendere i voti e non sono convinto che voglia percorrere questa strada».
Amato non risponde all’interrogativo se l’ex governatore sia un politico o meno («Dico solo che è uno che decide quando ha chiaro cosa fare») ma condivide l’analisi di Bini Smaghi: «Non ama la politica perché fare la politica da politici significa assumere limiti alle proprie decisioni; non prendere una decisione perché sennò perdo i voti di quelli delle discoteche non è nella sua natura». Vede comunque Draghi in una «posizione di attesa nella quale non pregiudica alcuna soluzione. Se non è santo subito comunque, di sicuro, i concistori lo prendono in considerazione. Non andrei oltre questo e gli lascerei finire in pace le vacanze». — f.f.
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