Gioco
Quel pescatore e le sue reti al sole raccontano l’anima di Giglio Porto
Giuseppe Cataldo riconosce nello scatto d’epoca tratto dall'Archivio dei Fratelli Gori un marittimo che quando era a riposo chiedeva così pane al mare.
ISOLA DEL GIGLIO. Ha già fatto il giro dell’isola alimentando una piccola riffa tutta indigena la foto d’epoca, datata 1959, che esce dall’Archivio dei Fratelli Gori, e ritrae un pescatore e le sue reti a Giglio Porto, e il 19 agosto è in omaggio in edicola con una copia del Tirreno, per un’altra tappa dello straordinario viaggio alla scoperta della Maremma com’era. Chi è quel pescatore nella foto? C’è chi dice sia il babbo di Giuseppe Depoliti, per tutti sull’isola, Peppe. È davvero così? Non resta che chiederlo al diretto interessato.
IL MISTERO
Eccolo raggiunto al telefono Peppe-Il pescatore che a 76 anni tira giù le reti con l’entusiasmo del primo giorno e si autodefinisce «l’unico pescatore effettivo del Giglio» perché gli altri – spiega – alla pesca accompagnano sempre qualche altro mestiere per arrotondare, come affittare barche: per lui, invece, è un’attività esclusiva. Se Peppe usasse whatsapp basterebbe un istante per risolvere l’arcano e scoprire se l’uomo immortalato nella foto è davvero suo padre. Ma Peppe non si confonde con queste diavolerie di messaggistica istantanea, e allora per sperare nell’agnizione finale è necessario inviare la foto griffata Archivio Gori a suo nipote Silvano, del bar Ferraro del Porto. E intanto si chiacchiera: di pesca, ovviamente. «Io tiro giù le reti tra le 16 e le 17 e le vado a ritirare – spiega – quando albeggia. Quando avevo il peschereccio coi miei fratelli si usciva alle 4 della mattina e si tornava alle 18: la giornata era molto lunga». Dal 1990, cioè da quando si è messo in autonomia, è un’altra storia: «Meglio così», gli sfugge. E perché? «Da solo mi diverto di più – ride – Se vado, vado; e se non vado, pace». Peppe tira su dal mare turchino del Giglio capponi, aragoste, musdee (o mostelle). Quattro-cinque chili a giornata. D’estate vende ai ristoratori gigliesi – «Al ristorante Sopravvento, per esempio», siamo sul fronte del porto – d’inverno invece il business è assicurato dalla tavola delle casalinghe locali. Il babbo di Peppe – colui che dovrebbe (il condizionale è ancora d’obbligo) essere ritratto nella foto Gori – era «un pescatore a tempo perso – spiega il figlio – Faceva il marittimo e pescava in quei due-tre mesi di riposo. Ma è lui che mi ha insegnato – dice – i segreti e le astuzie del mestiere». Passa qualche ora e arriva il responso, dal nipote Silvano (il figlio della sorella): «Eh, mi dispiace – dice – quello non è mio nonno».
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IO SO CHI E'
Ma c’è un altro pescatore gigliese che si fa avanti per quello scatto d’autore. È un altro Giuseppe, Giuseppe Cataldo, 82 anni, e la tempra di un ventenne. «Io lo so – dice – chi è quel pescatore, lo conoscevo, però adesso non ricordo il nome. È un marittimo che oggi non c’è più e che quando tornava sull’isola dalla famiglia pescava per tirare avanti. In quella foto sta mettendo ad asciugare le sue reti perché, se oggi sono in nylon – spiega – un tempo erano di panno e bisognava asciugarle per non farle marcire». Anche i Cataldo sono pescatori da generazioni. Lo era il babbo Angelo, lo sono Giuseppe e il fratello Andrea, pur essendo diventati poi anche marittimi con Navigazione Toscana, oggi Toremar. «La nostra, sa – dice orgoglioso – era una grossa attività. Avevamo le lampare, si pescavano acciughe, sardine e se qui al Giglio non si vendeva tutto, arrivava un intermediario da Porto Santo Stefano che acquistava il resto del pesce». Ora Giuseppe si gode la sua isola da pensionato.
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E, in un certo senso, la tradizione di famiglia continua – nei luoghi, nei simboli e nel lessico familiare – anche con il figlio Davide, Davide Cataldo anche se lui, nella vita, fa tutt’altra cosa: «Io ho un negozio di borse al Porto – spiega Davide – che si chiama La Sciabbica», da una tipo di rete da pesca, appunto. E dov’è precisamente questo negozio? Esattamente nel locale in cui nonno Angelo, babbo di Giuseppe, custodiva le sue reti da pesca e gli altri strumenti del mestiere. Ultima curiosità: dove oggi c’è il ristorante Sopravvento nonno Angelo ci inscatolava il pesce. Tutto torna, insomma, con una circolarità che forse solo su di un’isola si può magicamente tramandare.
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