Gioco
Dall’antico “tartarone” dei pescatori fuggito all’assalto dei pirati alla regata moderna
Il Palio marinaro di Porto Santo Stefano affonda le radici nel folklore Un intreccio di storia, religione, passione popolare e gusto della sfida
PORTO SANTO STEFANO. Folklore è una parola che Porto Santo Stefano conosce bene. L’ha sempre conosciuta, da quando se ne ha memoria. Gli eventi popolari, per i santostefanesi, sono sempre stati motivo di vanto, perché il gioco è una cosa seria.
La sfida, legata sempre alla tradizione, va comunque di pari passo con la religione, con la devozione del paese verso la Madonna e verso il suo santo da cui prende il nome, che viene festeggiato per ben due volte durante l’anno.
Se si pensa al folklore, comunque, non si può non pensare all’evento principe che, dal 1937, regala emozioni a non finire: il palio marinaro di Ferragosto. La fotografia, tratta dall’Archivio Fratelli Gori, dell’edizione del 1958 è in regalo oggi con Il Tirreno.
Il Palio marinaro di Porto Santo Stefano si è fermato durante la seconda guerra mondiale, per riprendere nel 1945 con le macerie ancora tutte là a ricordare la voglia di rivalsa che aveva la popolazione in quegli anni.
Si fermerà questo Ferragosto a causa del Covid ma, certo, tornerà più forte che mai.
E se è vero che l’elemento della tradizione gioca un ruolo di primaria importanza nel Palio, è anche vero che tutto nasce anche da una leggenda che risale all’epoca in cui le coste tirreniche erano saccheggiate dai pirati.
Si narra che un “tartarone”, tipica imbarcazione da pesca di Porto Santo Stefano che, mentre pescava al largo delle coste dell’Argentario, fu avvistato da una nave barbaresca. Per sfuggire alla cattura, l’equipaggio si impegnò in una furiosa regata contro i pirati. Grazie alla forza, tenacia e abilità di voga, i santostefanesi raggiunsero una grotta nascosta dietro la Punta della Cacciarella, sfuggendo così ai predoni. Da allora, quel luogo è da tutti conosciuto come “Grotta del turco”.
Ma già dagli inizi del Settecento, in ricordo di tale episodio, esistono testimonianze di organizzazioni di competizioni tra equipaggi di due tartaroni, rappresentanti uno i pirati e l’altro i pescatori santostefanesi che, ogni anno, si sfidavano in una lunga regata.
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Dalla seconda metà dell’Ottocento, i primi d’agosto, quando la stagione della balneazione raggiungeva il suo apice, in occasione della celebrazione del santo patrono, fu inserita nei festeggiamenti una competizione tra barche a remi. Paesani e villeggianti erano coinvolti in questo avvenimento folkloristico.
Il premio da conquistare era una bandana, offerta e consegnata ai vincitori dalle “signore bagnanti”, clienti dei bagni a Porto Santo Stefano, nella piazza Vittorio Emanuele.
Infine arriviamo al 1937 quando il Comune di Monte Argentario assunse l’organizzazione della regata, dettando norme e regole di quello che di lì in avanti venne chiamato Palio Marinaro dell’Argentario. Tuttavia al di là della leggenda, il Palio Marinaro dell’Argentario non può che discendere dalla tradizione della marineria santostefanese, abituata a mettere la forza nel remo.
Ecco che la voga, una volta elemento determinante del lavoro a Porto Santo Stefano, è diventata il mezzo che gli abitanti del luogo usano per esprimere il loro attaccamento al mare e alle tradizioni paesane.
La prima svolta “moderna” della manifestazione – ricorda lo storico Gualtiero Della Monaca – si verificò negli anni Cinquanta, quando per la prima volta vennero costruiti quattro gozzi identici che prendevano il nome dei venti Maestrale, Grecale, Scirocco e Libeccio. A partire dal 1952 vennero utilizzati per la prima volta anche i carri allegorici nelle sfilate rionali, costruiti dagli artigiani del carnevale di Viareggio, oltre alle sfilate storiche in cui si rievocava lo Stato dei Presidi. Negli anni Cinquanta il Palio era molto sentito anche per via della supremazia della Pilarella, con tutti gli altri che la volevano spodestare. Si modificò così anche la preparazione per la regata, che diventò più “professionale”. Nel 1956 venne inoltre istituita la coppa d’oro, premio assegnato a chi vinceva tre palii consecutivi. Ma Porto Santo Stefano non era solo Palio: il folklore di un paese votato alla festa veniva alimentato anche dall’Ente provinciale del turismo, che scelse il promontorio per la Festa dell’Uva dal 1957 al 1959: carri, sfilate, premi e manifestazioni canore, la corsa della pastasciutta, la corsa delle tinozze, il saracino a terra con il somaro.
Importante, a quel tempo, anche il ruolo della scuola Enem, rinata nel 1949 formando marinai rinomati in tutta Italia. La scuola era una delle regine dell’animazione estiva: dalle gare tra macchinisti e padroni marittimi fino alla giostra del Saracino a mare. Due barche, dal 1951 al 1954, venivano trasformate in galere e venivano fatti dei veri e propri scontri. Un evento collaterale del Palio molto sentito che però non ebbe lunga durata per via della sua pericolosità. —
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