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Genio e sregolatezza La città degli artisti piange “Biby” Padovani
grosseto
Inquadrare Roberto Padovani è sempre stato impossibile: lo è stato quando lui era vivo, lo è ancora oggi che Biby non c’è più. L’artista, che ha raccontato con i colori la Maremma anche all’estero, se n’è andato pochi giorni fa lasciando la comunità degli artisti con il cuore spezzato. Aveva 79 anni. «La notizia della dipartita di Roberto Padovani mi ha profondamente colpito – ha scritto Massimo Ciani, uno dei massimi conoscitori della storia e della tradizione della città – Ho avvertito che con lui se ne è andata un’altra tessera di una Grosseto a me fortemente cara, e non solo a me. Ho letto i messaggi di commiato scritti da tanti amici commossi e rattristati. Un tempo Roberto era uno dei protagonisti della Primavera Maremmana. Una manifestazione artistica che, come la Maremmata, dopo aver allietato per tanti anni le calde giornate cittadine di inizio estate, è finita miseramente nel nulla, incapace di sopravvivere al venir meno dello spirito di iniziativa di pochi eroici organizzatori e soprattutto alla sua anima, l’indimenticabile Fosco Tarsi». Roberto Padovani esponeva le sue opere in quei gazebo installati in piazza del Duomo. Opere che sono cambiate nel tempo, che si sono evolute: erano gli anni ’70 quando il pittore aveva cominciato a dipingere insetti. Si era concentrato su un mondo che difficilmente trova spazio sulla tela, ma che lui aveva saputo trasformare in arte. Poi ha raccontato la Maremma, con tutte le sue sfumature, fino alla più recente produzione, l’astrazione dei soggetti. Nel 1997, il gruppo di artisti che orbitava intorno alla Primavera Maremmana, portò l’arte grossetana a Boston: c’era anche Padovani, insieme a Tarsi e insieme all’unica donna volata negli Stati Uniti, la pittrice Maria Cristina Mambrini.
Due anni fa, aveva visto la morte da vicino, dopo che il forte vento aveva mandato in frantumi il solaio del palazzo dove viveva, in via Trento e dove continuava a dipingere e a esprimere la propria creatività. «La tua città era e avrebbe dovuto essere Parigi – scrive ancora Ciani – Solo là Roberto Padovani sarebbe stato quel maestro d’arte che hai mostrato di essere in un contesto di gran lunga inadatto alla tua fantasia ed alla tua creatività. Ho sempre pensato e lo confermo, che tu abbia dato alla pittura assai più di quanto la pittura abbia dato a te». — f.g.
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