Gioco
Biasimare la gioventù non serve: bisogna aiutare a rapportarsi col pericolo
UNA RIFLESSIONE
VANNA F. BERTONCELLI
Vandali scatenati, alcol e droga. Un problema serio. Come intervenire? Dando ai giovani nuovi spazi e nuovi giochi o reprimendo? In medio stat virtus: scelte equilibrate, lontane da estremismi ideologici. Educare può essere la parola magica. Ma che vuol dire educare? È un processo, un percorso, lungo e ricco di amore, trasmettere ai bambini e ai giovani, nell’attenzione ai prerequisiti di ognuno, modelli di comportamento, regole e sistemi culturali finalizzato alla strutturazione della personalità e all’inserimento dell’individuo nella società. Tutti gli stimoli che arrivano a un bambino contribuiscono alla sua formazione. Ma sono soprattutto gruppi sociali naturali come la famiglia, il clan, la nazione e quegli istituti appositamente organizzati come la scuola, i centri di aggregazione religiosi e sportivi, i servizi socio sanitari e assistenziali ad essere impegnati in questo compito difficile
Movida molesta, schiamazzi al bastione Maiano e notti insonni per residenti e turisti. Risse. Derisione di persone fragili (anziani, disabili, barboni, rom). Violenze su cose e animali. Stupri, torture e abusi sessuali su minori nel deep web e off line. Biasimare la gioventù non serve. Le caratteristiche della gioventù sono praticamente sempre le stesse come ci dimostrano i pensatori di ogni tempo e luogo che di loro si sono occupati. Siamo in Grecia tra il VII ed il IV secolo a.C. e il tema giovani è al centro dell’attenzione della gente comune come di filosofi, scrittori e poeti. Tra questi, il poeta Esiodo e i filosofi Socrate e Platone, per citarne alcuni, mostrano viva preoccupazione circa i giovani affermando che «non c’è più alcuna speranza per l’avvenire del nostro paese se la gioventù di oggi prenderà il potere domani poiché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, spaventosa»; e ancora «i ragazzi d’oggi sono tiranni»; e a seguire «oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. L’insegnante ha paura degli allievi». Nella Roma tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. le cose sembrano non andare meglio e Cicerone nel “De Senectute”, sorta di bestseller del tempo, confronta vecchiaia e gioventù che stigmatizza come irruenta. A seguire Seneca, il filosofo famoso per la teoria della saggezza che, dei giovani, evidenzia l’influenzabilità, l’instabilità, l’irrazionalità.
Tutti concetti che richiamano quello di rischio. Il rischio è l’essenza stessa della gioventù. L’azzardo, la sfida del pericolo sono fattori di crescita, di maturazione. I giovani cercano il pericolo? Con i dovuti distinguo si può rispondere di no. Semplicemente non lo conoscono, non lo sanno valutare. È compito degli adulti aiutare i bambini e i giovani a rapportarsi con il pericolo e con il limite. Esporre gradualmente i giovani al rischio li aiuta a conoscere le loro possibilità e i loro limiti, quindi a conoscersi e ad adeguare i comportamenti. Aiutare le nuove generazioni a crescere significa adoperarsi affinché imparino a evitare tragedie che potevano essere evitate. —
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