Il Tirreno

Grosseto

MAREMMA COM'ERA 

Terra di agricoltori e cacciatori, La rinascita di Capalbio parte da qui

Ivana Agostini
Una bella immagine di una cacciata alla Sacra dell’Archivio Fratelli Gori
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Una bella immagine di una cacciata alla Sacra dell’Archivio Fratelli Gori

Negli anni ’50 e ’60 la Piccola Atene non esisteva: sono nati allora i poderi dell’Ente Maremma e i primi allevamenti 

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CAPALABIO. La Riforma Fondiaria. L’Ente Maremma. Le visite istituzionali di ministri e presidenti della Repubblica.

Siamo nella Capalbio degli anni ’50 – 60, quella che ha visto nascere i poderi bianchi con le persiane verdi costruiti dall’Ente Maremma. Sono gli anni in cui a Capalbio, lontana dall’essere la Piccola Atene, buen refugio di politici e vip, vengono espropriati i terreni alla Sacra per essere ridistribuiti ai contadini.

Un lembo di Maremma al confine col Lazio che inizia a essere colonizzato da persone che arrivano da altre regioni, in modo particolare dall’Abruzzo. Le campagne capalbiesi si popolano di persone mentre il paese si spopola. Niente a che vedere con l’immagine che avrà nel futuro il centro storico di Capalbio, dove la abitazioni sono diventate seconde case: negli anni ’50 e’60 gli stabili del centro storico erano sovraffollati.
 

I figli erano molti e si viveva in abitazioni piccole. Da qui lo spostamento verso le campagne e la nascita di centri come Borgo Carige e Pescia Fiorentina. Ogni borgo aveva la sua scuola, la sua chiesa.

Ad accompagnarci in questo cammino di ricordi è l’ex sindaca di Capalbio Lucia Biagi, che è stata prima cittadina dal 2004 al 2009. Una donna che ama il suo paese e ne conosce le origini. Nei racconti di Biagi ci sono le parole del padre che, percorrendo le vie del borgo, ancora oggi le spiega come quelle case fossero, un tempo, molto distanti da quello che sono adesso.

Il centro storico di Capalbio aveva il suo fulcro nel Dopo Lavoro, dove attualmente c’è il ristorante La Porta: qui fino agli anni ’70 c’era un bar che accoglieva i cittadini che andavano a scambiare due chiacchiere dopo lunghe ore di lavoro. «Gli anni 50 e 60 – dice l’ex sindaca – erano gli anni della fiducia nel futuro. Erano gli anni della speranza».


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Grazie alla Riforma Fondiaria si svilupparono le campagne: Borgo Carige da avere solo il Capannone dei bovi e divenne, pian piano, una frazione, iniziò poi lo sviluppo della zona della Provvidenza. Erano gli anni popolati da persone che hanno lasciato un ricordo indelebile come il dottor Carlo Giordano, medico condotto dagli anni ’30 venuto a mancare nel 1981. Era anche l’epoca delle feste di Carnevale: non c’erano i carri ma la manifestazione era sentita anche grazie a figure come Orlando Franci. Capalbio viveva essenzialmente di agricoltura. Secondo alcuni, come documenta un filmato dello Studio Luce, Capalbio paese era destinato all’estinzione a causa dello sviluppo di Capalbio Scalo e Carige.
 

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Una previsione che è andata disattesa perché Capalbio ha scoperto che oltre all’agricoltura e alla caccia aveva anche un’altra ricchezza: il mare. Per anni, infatti, del mare di Capalbio, che oggi lo rende famoso con stabilimenti balneari famosi e molto frequentati, nessuno parlava. Il mare c’era ma non rappresentava una risorsa: a quei tempi era il lavoro della terra a dare il giusto sostentamento. Questa parte di Maremma, quindi, era nota per l’agricoltura e per la caccia: i suoi boschi, le sue macchie erano territorio prescelto per gli amanti dell’arte venatoria. Gli anni fra il ’50 e il ’60 sono anche quelli delle visite istituzionali. A Capalbio, nel 1956, arriva Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica che nella sua visita fece anche una puntatina la laghetto di San Floriano dove si fermò a pescare. Anche Amintore Fanfani arrivò a Capalbio per vedere con i suoi occhi il risultato della Riforma Fondiaria.
 

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Un’epopea in cui anche le piccole frazioni, i piccoli borghi godevano di visite importanti. Erano momenti di gioia, di comunione. Aspetti di una Capalbio che oggi non c’è più.
 

Molti dei poderi dell’Ente Maremma sono diventati agriturismi e le case hanno cambiato volto: lo stesso centro storico oggi pullula di ristorantini, locali, seconde case che un tempo erano impensabili. Oggi la fortuna di Capalbio si basa su questo e sul mare, ma nessuno può dimenticare il tempo passato. Ci sono angoli del paese, scorci e panorami che riportano con la mente al tempo che fu. Tutto adesso è diverso.

Gli anni ’50 e ’60 però non saranno dimenticati nella mente di chi li ha vissuti ma saranno anche tramandati da chi ha avuto la fortuna di farseli raccontare. 


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