Il dolore
Lapide ai partigiani Dopo il fuoco torna la corona di alloro
Gabriele Baldanzi / GROSSETO
Sulla lapide dei partigiani di Porta Vecchia è tornata la corona di alloro, dopo l’incendio appiccato da mano ignota il 19 luglio. Ieri alle 8,30, presente anche il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, si è svolta la cerimonia per la ricollocazione.
Due settimane dopo l’oltraggio alla memoria dei partigiani, la città ha idealmente abbracciato i vertici della sezione locale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia proprio in quel luogo, sotto la lapide che commemora i sei caduti grossetani.
«Siamo stati testimoni di un intervento corale da parte di tutte le istituzioni e delle forze dell’ordine – ha detto Flavio Agresti, presidente dell’Anpi – e di nuovo rinnovo un ringraziamento al prefetto di Grosseto Fabio Marsilio, che nell’immediatezza del gesto non ha mancato di far sentire la sua vicinanza, insieme a quella del governo».
«Questo è un momento importante – ha aggiunto il sindaco – che sana una profonda ferita per la memoria della nostra città: con il presidente provinciale Anpi, Flavio Agresti, accompagnato dai due vice, oggi abbiamo riconsegnato ai grossetani la targa restaurata in ricordo dei sei partigiani caduti in difesa della città. La targa, danneggiata due settimane fa, è tornata al suo splendore, grazie alla tecnologia innovativa messa a disposizione dalla ditta El.En, che ringrazio di cuore. Non solo. La corona di alloro che un tempo era collocata sotto la lapide, oggi viene riposta nella parte superiore del monumento per scongiurare ulteriori atti vandalici». L’Anpi ha apprezzato la mobilitazione civica che ha coinvolto tanti cittadini. Nei giorni scorsi sono stati lasciati fiori e messaggi sotto alla lapide danneggiata. Adesso la città confida negli inquirenti per una veloce identificazione del responsabile. «Non è possibile pensare ad un gesto riconducibile alla volontà di un singolo, perché sono troppi i casi analoghi», ribadisce l’Anpi, che per bocca dei suoi vertici evidenzia come «chi ha commesso quel gesto rinneghi le radici democratiche e antifasciste della città e dell’Italia». —
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