Il Tirreno

Grosseto

Maremma com'era

L’Argentario dalle paranze agli yacht, la dolce vita dopo la crisi della guerra

Andrea Capitani
L’Argentario dalle paranze agli yacht, la dolce vita dopo la crisi della guerra

Il nostro percorso di avvicinamento all'iniziativa con la quale il nostro giornale regalerà 16 foto provenienti dell'Archivio Fratelli Gori

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MONTE ARGENTARIO. Il dopoguerra e la rinascita, la ricostruzione e la voglia di vivere e divertirsi, ripartire dal tessuto sociale ed economico. E poi la dolce vita, il turismo di élite, il turismo di massa, le feste, i festival rinomati e il folklore popolare. Porto Santo Stefano, tra gli anni ’50 e ’60, era un turbine di idee trasformate in iniziative: di sicuro non c’era da annoiarsi, anche grazie ai personaggi che hanno contribuito allo sviluppo culturale.

Su tutti spicca certamente la figura di Giovanni Viti, arrivato sul promontorio nel 1927 e veramente avanti rispetto ai tempi, precursore di un Argentario che avrebbe segnato un’epoca nonostante non fosse mai stato sindaco ma, al massimo, assessore e amico di Ettore Zolesi. Era un paese che si risollevava con forza dai bombardamenti del 1945, che rasero al suolo praticamente tutto: rimase in piedi proprio la villa del Viti in via del Molo e poco altro. E lui, da buon precursore, fu il vero animatore degli anni ’50 grazie alla sua creatività.

A tesserne le lodi anche lo storico locale Gualtiero Della Monaca, una vera fonte di reperti e aneddoti grazie agli studi compiuti negli anni, oggetto di diversi libri da lui pubblicati. Grazie a lui abbiamo potuto ricostruire la storia di una Porto Santo Stefano che si apprestava ad alzare il suo livello culturale con la creazione, nel 1952, del “Dabbass’ Apprua Club”, che fino al 1959 organizzava attività che si incentravano sul teatro, molto frequentato dai giovani. Tra le tante opere recitate ci fu uno straordinario Barbiere di Siviglia. Gli anni ‘50 erano comunque votati ai festeggiamenti di stampo popolare, nonostante Viti volesse alzare il livello per far conoscere l’Argentario nel mondo e farlo diventare la perla del Tirreno centrale. Diventò così presidente della “Perla dell’Argentario”, la Pro Loco di allora, nata nel ‘54 con Marcello Iacovacci e proseguita poi con le sue idee, sempre in continua evoluzione. Fu proprio lui a coniare il termine che oggi tutti conosciamo, Costa d’Argento, ricorda Della Monaca.


Ma Porto Santo Stefano, nato come porto di pescatori, in quegli anni si apprestava a vivere una crisi che vide molti marittimi partire per l’Africa: le acque del promontorio non erano più così rigogliose e la flotta peschereccia fu costretta a spostarsi per qualche anno: all’Argentario si pescava ancora, ma con difficoltà. I pescherecci erano ancora tanti però facevano fatica. La pesca era una voce importante per l’economia paesana, soprattutto dopo che tentarono di rifare la ferrovia che collegava il paese con Orbetello, vittima anch’essa dei bombardamenti del 1945. Il tentativo di ricostruirla andò avanti fino al ‘59, senza successo visto che la società che la gestiva assaporò le gomme: i pullman andavano dove volevano, anche a Roma, mentre con la ferrovia gli spostamenti erano limitati.

In ogni caso, aggiunge Della Monaca, si puntava tutto sul porto: c’era chi voleva un porto turistico e chi un porto industriale. Alla fine, con le ville che nascevano lungo il percorso, tutto naufragò e oggi non rimangono che alcune tracce e le famose gallerie. Quando si insinuò il turismo da diporto i pescherecci tornarono dall’Africa: molti marinai – famosi in tutta Italia grazie alla scuola Enem - lasciavano le paranze per fare carriera sugli yacht, perché di pari passo il turismo di élite andava alla grande. Negli anni ‘60 la flotta peschereccia raggiunse comunque l’apice con 41 pescherecci: Porto Santo Stefano era un porto importante con Viareggio, Mazzara del Vallo e San Benedetto del Tronto.

Ma la rinascita economica portò anche la dolce vita. E Della Monaca se la ricorda bene: tra il Moletto e la Caletta c’erano i ritrovi con i concorsi delle miss, le serate danzanti con giurie con attori internazionali importanti come Kirk Douglas, le miss Italia dell’anno precedente, la marchesa Liliana Gerini. Era tutta una festa non solo con i santostefanesi, ma anche con i personaggi illustri e attori americani di primordine, che entravano a far parte dell’estate santostefanese: da Virna Lisi a Lex Barker (Tarzan), dalle gemelle Alice ed Ellen Kessler a Jacqueline Kennedy. Nel ‘62 naque il festival dell’Argentario: si passava da un livello popolare ad uno più elevato con teatro, prosa e operetta, con gli attori e i ballerini più importanti come Carla Fracci, Ernesto Calindri e nomi di primo piano del teatro italiano. Poi le grandi serate musicali al Siluripedio, il premio giornalistico, il premio letterario con Alberto Morandi come presidente di giuria nel ‘69. Ma, appunto, c’era chi puntava al turismo di massa e la presenza dei campeggi ad Albinia e Orbetello “costrinse” i personaggi a ritirarsi nelle proprie ville, impedendo il vero finale salto di qualità. —

Andrea Capitani


L'INIZIATIVA

Dall’11 agosto, e per 16 date, con Il Tirreno i nostri lettori troveranno in omaggio una foto proveniente dall’Archivio Fratelli Gori. “Maremma com’era”, così abbiamo voluto chiamare questa iniziativa. Una foto di grande formato, un miniposter, di alta qualità, da guardare e conservare. Sono sedici foto in bianconero risalenti agli anni Cinquanta/Sessanta, che riguardano le località costiere della nostra provincia. Si parte da Isola del Giglio e si arriva a Follonica, passando da Monte Argentario, Capalbio, Orbetello, Grosseto, Castiglione della Pescaia, Scarlino. Per ognuna di queste località, una o più foto racconteranno la vita di sessanta-settanta anni fa, mostreranno mestieri e scene di vita. La foto più “antica” tra le sedici che i nostri lettori troveranno in edicola con il no-stro giornale a partire dall’11 agosto risale al 1952: quel giorno i Fratelli Gori immortalarono uno scorcio del lungomare di Marina di Grosseto. Ci sono altre due vedute della località balneare, e risale al 1956 e al 1959. Sempre degli anni Cinquanta sono le foto che riguardano Isola del Giglio, Porto S.Stefano (in occasione di un palio marinaro di Ferragosto e con una scena di pescatori al lavoro con le reti), Porto Ercole, Orbetello (la pesca in laguna), la zona di Buranaccio a Capalbio. Nei nostri mini poster in regalo nei prossimi giorni anche il lungomare di Castiglione della Pescaia con il castello sullo sfondo, una Punta Ala ancora da costruire, uno scorcio di Follonica da Portiglioni e una veduta aerea della città. Immagini assolutamente da non perdere.

 

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