Sicurezza
«Esposto anonimo alla commissione per intralciare la carriera della pm»
Nelle chat scambiate tra Stefano Pizza e l’ex leader dell’Anm il piano per mettere in cattiva luce la collega Arianna Ciavattini
grosseto
Non ci sarebbe soltanto il dossier raccolto dall’ex pm di Grosseto Stefano Pizza, consegnato all’ex presidente dell’Anm Luca Palamara nel quale sarebbero state raccolte le “prove” che la collega grossetana Arianna Ciavattini in passato avrebbe ricoperto dei ruoli in Forza Italia. Ma anche un piano, organizzato tra i due per screditare la pm di fronte al consiglio giudiziario di Firenze, che avrebbe dovuto procedere, ad aprile del 2018, alla valutazione ai fini della progressione di professionalità. Un modo per metterle i bastoni tra le ruote, dopo che la Ciavattini aveva chiesto (e ottenuto) l’assoluzione di Elismo Pesucci, ex sindaco, poi vicesindaco di Campagnatico, allora imputato nel processo “Amici miei”, le cui indagini erano state coordinate dal sostituto procuratore Stefano Pizza, appunto. Il timore del magistrato, pm a Grosseto fino al 2017, riguardava anche la possibilità che Pesucci potesse agire per ingiusta detenzione. E così, d’accordo con l’ex consigliere del Csm, decisero che sarebbe stato opportuno fare un passaggio con Marcello Viola, allora procuratore generale a Firenze. Ora, la Procura generale della Cassazione li avrebbe incolpati – come riporta il giornale La Verità – accusandoli di aver messo in atto «un’attività di dossieraggio» ai danni della pm Ciavattini.
Palamara è indagato dalla Procura di Perugia per corruzione, alla fine di una delicata inchiesta della guardia di finanza. Ma ai guai penali si sarebbero aggiunti ora anche quelli disciplinari, che sono valutati direttamente dall’Ispettorato del ministero della Giustizia e dalla Procura generale. La prima udienza è fissata al Csm il 7 settembre e lì, il pm Stefano Pizza e il collega Palamara potranno cominciare a difendersi dalle accuse che sono state loro mosse. La sezione disciplinare – presieduta dall’avvocato lodigiano Emanuele Basile – ha avuto giusto il tempo di incardinare i tre distinti procedimenti, poi tutto è stato rinviato a dopo l’estate. Da quella data comincerà la serie di udienze che per ora sono fissate fino al 17 dicembre.
Accuse gravi: come quella di aver cercato anche dei giornalisti per pubblicare articoli di discredito nei confronti della pm Ciavattini. Gli scambi di messaggi su Whatsapp tra Stefano Pizza e Luca Palamara cominciano il 27 ottobre del 2017 e vanno avanti a lungo. Il 13 aprile 2018, Pizza scrive di nuovo a Palamara, dicendogli di essere pronto a depositare al Consiglio giudiziario di Firenze il materiale raccolto durante i mesi che sono seguiti alla richiesta di assoluzione nei confronti di Pesucci. Ma l’esposto, così come riporta La Verità, viene presentato in forma anonima «che provvedeva a spedire - si legge ancora - alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura e al consiglio giudiziario di Firenze al fine di promuovere accertamenti e valutazioni tutti tesi a screditare e danneggiare il predetto magistrato». Nel dossier ci sarebbero stati un collage di articoli. Poi Pizza si sarebbe riservato di scrivere probabilmente una memoria, in modo tale che il Csm avrebbe potuto aprire una pratica d’ufficio con il benestare dell’ex consigliere Palamara. I giornalisti che sarebbero stati contattati da Pizza e Palamara in un primo momento avrebbero mostrato interesse per la notizia. Poi però, quegli articoli non sono usciti.
Nelle decine di messaggi con i quali i due magistrati si sarebbero messi d’accordo per far partire la macchina di fango nei confronti della collega grossetana, ci sono anche apprezzamenti poco galanti nei confronti della pm. Così come ci sono riferimenti all’ex procuratrice capo Raffaella Capasso che non si sarebbe accorta - sottolinea Pizza - del fatto che Ciavattini avesse chiesto l’assoluzione di Pesucci perché amico di famiglia e militante dello stesso partito del quale la pm aveva fatto parte prima di entrare in magistratura. Nelle mani di Pizza ci sarebbero state - a leggere le chiacchierate di Whatsapp acquisite agli atti del procedimento di Perugia in cui l’ex leader di Unicost, l’Unità per la Costituzione, corrente di magistratura indipendente nella quale era entrato anche il magistrato del naufragio della Concordia - anche due relazioni fatte da ufficiali di pg. —
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