Sicurezza
Il paese diventa set sui piccoli borghi
A Castell’Azzara sarà girato un documentario per raccontare cosa significa vivere nelle aree periferiche
Fiora Bonelli / castell’azzara
Castell’Azzara diventa il set per un documentario che racconti la vita di piccolo borgo di periferia attraverso le testimonianze dei cittadini. Obiettivo: combattere lo spopolamento delle aree periferiche.
Un’operazione imbastita dal Comune di Castell’Azzara e l’Associazione Ecosistema Comunale, insieme a Regione Toscana e a Fondazione Sistema Toscana, per la Hitch 2 produzioni, che ieri hanno dato il via al progetto che porterà alla realizzazione di un documentario partecipativo con lo scopo di raccontare, da vari punti di vista, cosa significhi vivere in aree interne come questa: un territorio montano all’estrema periferia della regione con problematiche di grande rilievo legate all’accessibilità e alla carenza di servizi sul territorio. Condizioni che con il tempo hanno generato un progressivo spopolamento di aree come questa, ma che i cittadini di Castell’Azzara stanno combattendo per riaffermare il diritto di poter vivere, studiare e lavorare nel proprio paese.
Ma perché proprio Castell’Azzara? «La scelta di Castell’Azzara – commenta l’assessore regionale alle attività produttive Stefano Ciuoffo – non è stata casuale: nel comune è nata anche una delle prime cooperative di comunità che ha poi avuto anche un finanziamento regionale e questa esperienza ne ha fatto un’area pilota di sperimentazione di politiche pubblico-private nel quadro della strategia regionale a supporto delle aree interne. Un’esperienza di pregio portata avanti con determinazione da tutta la comunità. I cittadini verranno chiamati a raccontare il perché hanno scelto di costruire il proprio futuro in un’area geografica che si trova ai margini rispetto alle principali vie di comunicazione e ai maggiori centri urbani. Eppure, nonostante tutto, c’è non solo chi ha preferito restare, ma anche chi ha deciso di ritornare o ha scelto di cambiare. Il progetto punta infatti, non tanto su tradizioni e cultura locale, quanto piuttosto sugli aspetti più profondamente umani, per cui restare o ritornare o scegliere un luogo in cui vivere significa immaginare in modo diverso la propria vita». Subito, dunque, dal primo giorno, il progetto è stato l’occasione per i cittadini di ritrovarsi come comunità (previa adozione delle necessarie precauzioni e con la massima attenzione per l’emergenza sanitaria), perché il documentario si inserisce nel filone dell’esperienza dei documentari partecipativi, avviata con successo da registri illustri quali Ridley Scott in “Life in a day” (2011) e successivamente sperimentata in Italia da Gabriele Salvatores con “Italy in a day” (2013). Una modalità comunicativa che assume, pertanto, anche una forte valenza sociale, valorizzando la partecipazione attiva degli abitanti del luogo, in fase di scrittura e di progettazione, attraverso interviste e immagini che si alterneranno nel documentario.
E proprio su questo aspetto sociale del documentario punta il sindaco Maurizio Coppi, intervenuto insieme al rappresentante della Regione Toscana Albino Caporale.
«Oltre ad essere una promozione per Castell’Azzara – dice Coppi – il documentario è un’occasione di incontro coi cittadini, per capire meglio le loro problematiche. Io, ad esempio, sono uno che è tornato dopo tanti anni e sia chi torna sia chi mai è andato via, ha bisogno di esprimere criticità, esigenze, necessità. Un buon volano, questo docufilm per renderci ancora più uniti e coesi». —
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