Il Tirreno

Grosseto

tribunale: droga 

«Era coltivazione per uso personale» Assolto artigiano arrestato nel 2019

P.S.

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Marina di grosseto

Una cosa sono la coltivazione strutturata definita tecnico-agraria, la serra ancorché piccola, il materiale per il confezionamento. Una cosa sono poche piante per uso personale, la cosiddetta coltivazione domestica. Lo hanno precisato anche le Sezioni unite della Corte di cassazione: la prima è punibile, la seconda no. Ricordando questa recente pronuncia, del dicembre scorso, l’avvocato Diego Innocenti ha sollecitato e ottenuto l’assoluzione per un proprio assistito, finito nei guai con la giustizia alla fine del giugno 2019. Il fatto non sussiste ha sentenziato il giudice Marco Mezzaluna, che a settembre depositerà le motivazioni sul caso di Emanuele Bigoni, 49 anni, artigiano, abitante a Marina di Grosseto. All’epoca era stato arrestato, un mese più tardi era finito ai domiciliari.

Per lui la pm Valeria Lazzarini aveva chiesto una pena di 3 anni, sostenendo che si trattava di un’autentica serra realizzata nella sua abitazione. La perquisizione aveva dato esito positivo: erano stati trovati un involucro di plastica con marijuana, un vasetto in vetro con la medesima sostanza, dieci confezioni di fertilizzante, una di magnesio solfato e altri prodotti. La polizia giudiziaria aveva poi individuato quello che era stato descritto come un “laboratorio” per la coltivazione: una vasca (vuota), un neon (spento), impianto di aerazione e ventilazione. E ancora: una pianta messa ad essiccare appesa al soffitto con un filo, un contenitore in plastica con marijuana, un altro di alluminio con la medesima sostanza. In tutto, 284 grammi di droga. Secondo l’accusa, nella mansarda c’era una vera e propria serra e quella droga già confezionata sarebbe stata destinata a terzi. Da queste considerazioni si era originata la richiesta di condanna.

La difesa ha sostenuto che l’ipotesi della cessione era assolutamente da escludere, non essendo stato trovato alcun oggetto collegabile allo spaccio, come ad esempio una bilancia o dei sacchetti. E che comunque una precedente condanna patteggiata qualche tempo fa non poteva costituire un’aggravante. Venendo poi al materiale rinvenuto nell’abitazione di Bigoni, il difensore ha messo in rilievo che le piante erano recise e che la vasca era stata svuotata: se si fosse trattato di un coltivatore professionista, la vasca sarebbe stata immediatamente riempita. Insomma, una coltivazione di tipo domestico senza alcuna offensività sociale, come indicato dalla Cassazione a Sezioni unite. Una ricostruzione che evidentemente ha convinto il giudice. — P.S.



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di Redazione web