La protesta
Se frequenterà il corso anti maltrattamenti l’imputato si vedrà sospesa la pena
L’uomo, ultrasessantenne, ha patteggiato 18 mesi e ha già cominciato il percorso nella struttura della Asl sud est
grosseto
Se non parteciperà al percorso di recupero per gli uomini maltrattanti, sconterà la pena di un anno e mezzo. Questa è stata la condizione posta dal giudice per concedere il beneficio della sospensione della pena per reati inerenti i maltrattamenti in famiglia e lo stalking. Ma, praticamente all’indomani della sentenza, l’imputato ha già avviato il percorso indicato dalla legge presentandosi al centro specializzato.
Davanti al giudice Marco Mezzaluna il caso di un grossetano ultrasessantenne sotto accusa per quanto denunciato dalla sua ex compagna, sua coetanea. I fatti di cui era accusato l’uomo risalgono al periodo 2012-2019. Episodi violenti che sarebbero stati dettati dalla gelosia: spintoni fino a farla cadere a terra, sottrazione del cellulare, reclusione in casa, corsa folle con l’auto con lei a bordo. In un caso la donna sarebbe stata minacciata con un coltello; spesso lui non le avrebbe consentito di frequentare liberamente le amiche; quando il litigio era al culmine, lui l’avrebbe minacciata pesantemente («ti spezzo», «ti cavo gli occhi»); nell’agosto 2019 l’avrebbe presa per la nuca e le avrebbe stretto il collo, con lo scopo di impadronirsi del cellulare. Un complesso di situazioni che avrebbero creato nella donna uno stato di soggezione, paura e disagio psico-fisico, fino a indurla a sporgere querela appunto un anno fa. E comunque le vicissitudini sarebbero continuate e avrebbero assunto le connotazioni dello stalking: perché dopo che la storia era finita, lui l’avrebbe seguita ripetutamente; si sarebbe appostato nei luoghi abitualmente frequentati da lei; le avrebbe telefonato insistentemente e le avrebbe mandato un numero consistente di messaggi fino a indurla a bloccare il contatto; avrebbe chiesto informazioni ad amici comuni per cercare di vederla; e sempre mediante le amicizie comuni l’avrebbe minacciata.
Assistito dagli avvocati Alberto Bancalà e Carlo Valle l’uomo ha preferito non discutere le accuse. Accuse dalle quali, informalmente, si è comunque sempre detto estraneo: non sarebbe mai avvenuto alcun episodio di violenza e del resto tra gli atti del fascicolo non ci sono nemmeno certificati medici. La richiesta della frequenza del corso era contenuta nella stessa proposta di patteggiamento avanzata dalla difesa. Al termine dell’udienza l’imputato è stato condannato a pagare alla donna costituita parte civile le spese (800 euro).
Per reati come i maltrattamenti in famiglia, lo stalking e le violenze sessuali il codice penale prevede, all’articolo 165, che «la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati». A Grosseto lo Spazio ascolto uomini maltrattanti (Sam), attivo da un paio di anni e presso il quale dovrà essere frequentato il percorso di recupero, ha sede alla Asl sud est di Villa Pizzetti. Come spiegano gli stessi responsabili «Sam è un servizio di consulenza e ascolto per uomini che commettono violenza, realizzato grazie a un finanziamento del Ministero delle Pari opportunità e a un progetto, dal titolo “Together in rose: rafforzamento e potenziamento dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza e ai loro figli e per il rafforzamento della rete dei servizi territoriali”, che vede il Coeso Società della Salute capofila, l’Asl Toscana sud est e la rete Codice Rosa, le ex SdS Amiata Grossetana e Colline Metallifere, la Provincia di Grosseto e l’associazione Olympia De Gouges insieme per promuovere azioni a sostegno delle donne maltrattate». Saranno i responsabili del servizio a stabilire la durata del corso per l’imputato. —
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