Il dolore
Fossette puzzolenti, ora indaga la Procura
Clamorosa novità nel giallo dello strano fenomeno che si verifica periodicamente lungo la strada del Bozzone, poco lontano dall'abitato di Braccagni: è l'effetto delle indagini dei carabinieri forestali
GROSSETO È acqua che proviene dagli scarichi fognari: non c’è più ombra di dubbio su cosa scorra nelle fossette maleodoranti a margine della strada del Bozzone, nel tratto che corre poco distante dall’abitato di Braccagni. Ecco perché più che acqua sembra liquame e perché da quelle fossette si alza un odore insopportabile che ammorba il paese. Ci sono le analisi a confermarlo: inequivocabilmente.
La novità
È però un’altra la novità – clamorosa – in quello che è il giallo delle fossette stradali puzzolenti, il cui mistero sulla causa del fetore non è stato mai svelato, nonostante si ripeta da anni. Ebbene, c’è un fascicolo alla Procura della Repubblica del Tribunale di Grosseto «contro noti» che riguarda quegli accadimenti. E che punta a fare chiarezza: cioè a capire se vi siano responsabilità, di chi siano e in che misura, per quel fenomeno così sgradevole che getta un’ipoteca sulla tutela della salute pubblica.
Il fenomeno
Se ci si mette con le spalle al paese di Braccagni, lungo la strada del Bozzone, superate le case, in direzione Castiglione della Pescaia, a destra e a sinistra della carreggiata le fossette stradali traboccano di acqua nera: è da qui che si sprigionano odori fetidi che, appena le temperature si alzano, diventano insopportabili e, a secondo di come spira il vento, raggiungono le abitazioni. Accade da anni e periodicamente. A inizio estate, in piena calura, o a settembre; spesso quando le fossette vengono sfalciate dall’erba e, probabilmente, i miasmi vengono “liberati”.
Le verifiche e la svolta
A inizio estate tecnici di Provincia, Comune e Adf hanno fatto un sopralluogo congiunto sulle fossette; poi Adf ha proseguito con controlli ulteriori, più approfonditi, ma senza trovare nulla di rilevante o di propria competenza. La svolta è arrivata dai carabinieri forestali che hanno eseguito un sopralluogo per accertare eventuali responsabilità o omissioni; i militari hanno anche sentito alcuni residenti tracciare i contorni del fenomeno; conclusa raccolta di informazioni e indagini era certo che i carabinieri forestali avrebbero inviato un’informativa alla Procura, dove ora si scopre che c’è un fascicolo ad hoc. Avevano dunque ragione i braccagnini quando sostenevano che fosse opportuno fare controlli per capire se vi fosse anche una «questione di tutela della salute pubblica».
E adesso?
Acquedotto del Fiora, la società gestore unico del servizio idrico, ha competenza sulla fognatura nera, le acque reflue; il Comune ha invece competenza sulla fognatura bianca, le acque piovane o di scolo. Il Tirreno ha chiesto ad entrambi – Adf e Comune, i cui tecnici avevano eseguito controlli e sopralluoghi – ragguagli sugli eventuali effetti del fascicolo. Adf risponde che la società «non ha ricevuto alcuna comunicazione proveniente dalla Procura»; e l’assessore comunale competente Riccardo Megale informa che non è in possesso di novità, se non quella degli accertamenti che erano stati eseguiti. Non resta dunque che attendere eventuali sviluppi.
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