Il Tirreno

Grosseto

Se vuoi il rimborso del biglietto del treno devi fare... la traduzione dall’Inglese

lina senserini
Se vuoi il rimborso del biglietto del treno devi fare... la traduzione dall’Inglese

Causa Covid non utilizza i titoli di viaggio Grosseto-Torino acquistati. Trenitalia gli risponde per indennizzarlo con un’email tutta anglofona  

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GROSSETO. «Dear Pietro Poli, the refund.... eccetera, eccetera». Segue lunga email in inglese con tutte le istruzioni e i link per chiedere il rimborso dei biglietti del treno non utilizzati, causa Covid-19, firmata, Giovanni Ferrari, Divisione passeggeri Long Haul, Customer service e Vendita diretta per Trenitalia spa. Pietro Poli, 68 anni, follonichese, che insieme alla moglie viaggia spesso tra la città del Golfo e Torino, dove vive il figlio, è rimasto di sasso. Tutto si aspettava meno che una email “anglofona” in risposta alle sue richieste di rimborso. A marzo, infatti, ne aveva inoltrate due relative ai biglietti per Torino, andata e ritorno, acquistati per febbraio e aprile – per lui e la moglie, quattro in totale – prima che la pandemia bloccasse l’Italia. Poli, titolare di Cartafreccia, aveva già ricevuto una comunicazione da Trenitalia, che lo informava che una delle corse prenotate era stata cancellata, fornendogli indicazioni per avere un bonus da spendere in un anno per l’acquisto di altri biglietti. In un caso è andato alla stazione e ha fatto la domanda cartacea alla biglietteria, mentre nell’altro ha seguito la procedura automatica.

Ieri, a distanza di circa tre mesi, ecco la lettera e le istruzioni di Trenitalia per ottenere i bonus o nuovi biglietti, ma nell’idioma di Oltremanica. «Va bene che è lingua internazionale – dice – va bene che io leggo e capisco l’Inglese, ma mi chiedo cosa ci azzecchi una email del genere a un cliente italiano, per un viaggio entro i confini dell’Italia, scritta tutta in Inglese. Mi sembra ridicolo, arrogante e totalmente privo di rispetto per la clientela, per non dire di elementare buon senso», aggiunge Poli, che già si dice infastidito dagli anglicismi di cui normalmente è infarcita la lingua del Bel Paese.

«Credo che Trenitalia sia tutt’ora un’azienda italiana e mi parrebbe doveroso che si rivolgesse in italiano ai suoi clienti, magari aggiungendo anche un testo in altre lingue a beneficio della clientela internazionale. Mi farebbe piacere sapere se anche altre aziende europee mostrano questo disprezzo per la lingua del Paese che le ospita e che paga gli stipendi di dirigenti che si fregiano di altisonanti titoli e cariche (in Inglese)», conclude.

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