Il Tirreno

Grosseto

castel del piano 

Dopo 20 anni tornano a posto le croci di Audibert

Fiora Bonelli
Dopo 20 anni tornano a posto le croci di Audibert

Risalgono alla metà dell’Ottocento e il loro restauro è iniziato nel 2000 Ricollocate ai bordi delle strade, sono state spesso abbattute dalle auto

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Fiora Bonelli / castel del piano

Finalmente sembrano essere al traguardo i ripristini delle croci di Audibert che costellavano, dal 1846, i crocevia e gli incroci del paese di Castel del Piano e di tutto il Monte Amiata. Impronte digitali di un’epoca in cui Baldassarre Audibert, un eremita e predicatore che alla metà del 1800 si aggirava, oltre che nella zona di Arezzo, anche in quella della montagna aveva in animo di indicare alla gente la strada maestra.

Audibert predicava la povertà e l’umiltà, spingeva gli uomini a pentirsi dei propri peccati nel segno della croce di Cristo. E nel nome della croce fece piantare, su basi di peperino con su incisa la data 1846 e la sigla B A P («Baldassarre Audibert pose») monumentali croci di legno scolpite, presumibilmente, da falegnami dei vari luoghi in cui soggiornava.

Le basi sono quelle che hanno resistito al tempo e all’usura e furono scalpellate con cura, comprese data e iscrizioni. Alcune, probabilmente, se le sarà inghiottite la terra e le sterpaglie, come la base di peperino del Noceto, in aperta campagna.

Nel borgo di castel del Piano ne restano molti, di supporti e in alcuni, una volta spartite le croci di legno, sono comparse croci di ferro, come quella della Ciaccine o di via della stazione. Croci originali di legno non ne restano che due: quella di Federico e quella di Montoto, che attendono di essere restaurate. Sono praticamente gli ultimi due esemplari solo in parte originali, perché, nel corso di 174 anni, il legno si è deteriorato.

Nel 2000, le croci di Casidore, Montoto e Federico erano state fatte restaurare dal comitato recupero artistico e storico di Castel del Piano, col supporto della parrocchia e dell’amministrazione comunale e anche con la manodopera gratuita di Rosildo Seri, un artigiano che ha sempre tenuto d’occhio la stabilità dei manufatti. Ma poi quella di Montoto è stata più volte abbattuta da automobili che le sono andate a cozzare contro.

Quella di Federico è stata tolta dal supporto perché il legno era completamente deteriorato. Ma in questa croce è stata “salvata” la Veronica, una piccola immagine del Cristo intagliata e posizionata all’incrocio dei due bracci. Una miniatura di legno, piccola opera d’arte di un artista ottocentesco. La croce, tolta dal suo supporto un anno fa, fu anche visionata da una restauratrice inviata dalla soprintendenza, mentre l’amministrazione comunale Franci, mostrava di voler supportare l’operazione salvataggio.

Intanto il comitato recupero artistico e storico castelpianese, in particolare il ricercatore Marco Farmeschi, suggeriva di collocarla a Palazzo Nerucci, essendo l’ultimo esemplare di Croce parzialmente originale.

Adesso, come riferisce il vicesindaco Luciano Giglioni, la lunga storia dovrebbe essere arrivata a conclusione.

«Abbiamo 5mila euro, per ora – spiega Giglioni – e opereremo così: la croce di Federico con la Veronica, sarà collocata a Palazzo Nerucci, quella di Montoto pensiamo di farla rifare in legno, mentre per quella di Casidore c’è un privato che ha dato disponibilità per installare sul basamento di peperino che si trova nella sua proprietà, una croce, in modo che quell’artistico supporto sia valorizzato come merita. Crediamo che questi segni e testimonianze debbano essere salvate e che possano costituire un itinerario per i turisti che sembrano apprezzare molto la lettura della storia del paese attraverso documenti materiali e tangibili». —



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