La manifestazione
Fdi e Pci contrari al piano «Danno e beffa per i cittadini»
grosseto
La politica insorge contro l’annuncio di chiudere il centro prelievi in via Don Minzoni a Grosseto. Ed è una protesta bipartisan.
«Il direttore generale della Asl sud est, in quanto a tagli dei vari servizi, veramente non bada a spese», dice Fabrizio Rossi, presidente provinciale di Fratelli d’Italia Grosseto, commentando la delibera 769. «Nell’allegato 6, a pagina 172 della delibera – dice Rossi – si legge che l’Asl sta attuando una ricerca di mercato per valutare l'eventuale affidamento dei servizi necessari a garantire le analisi del sangue, compreso anche i prelievi, della città di Grosseto e delle zone limitrofe, che di fatto, decreterebbe la fine e quindi la chiusura del centro prelievi di via Don Minzoni, così oltre che il danno anche la beffa per i tanti cittadini che fanno di quel prezioso punto prelievi, un riferimento».
Rossi si scaglia poi contro la mancata riapertura di distretti sanitari periferici: «Non bastavano le proroghe delle chiusure dei vari punti prelievi della nostra provincia, dovute all’emergenza covid-19, come Porto Ercole, Fonteblanda, Talamone, Montiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Boccheggiano, Follonica 167 est, Puntone, Gavorrano Alto, Giuncarico, Caldana, Ravi, bene ecco serviti i cittadini anche con l’imminente o quanto meno probabile chiusura del centro prelievi cittadino».
E anche il Pci protesta per la mancata riapertura di alcuni centri periferici: «Civitella Paganico, Campagnatico, Boccheggiano, Follonica 167 est, Puntone, Gavorrano alto, Giuncarico, Caldana, Ravi Montiano, Talamone, Fonteblanda e Porto Ercole riapriranno se e quando la Asl sarà riuscita ad esternalizzare il servizio».
In realtà molti di questi distretti periferici sono già riaperti. Si tratta di Paganico, Campagnatico, Follonica, Giuncarico, Caldana e Ravi. Nella delibera con cui il dg dell’Asl adotta i piani di dettaglio figurano come chiusi solo perché il testo risale a maggio.
Ad ogni modo, prosegue il Oci: «La delibera 769 è, come sempre, dettata dal Direttore Generale che decide per tutti, ai sindaci l’onere di obbedire. Per il PCI questa situazione è inaccettabile e sarebbe ora che i sindaci tutti e la politica si adoperassero per cambiare questo stato di cose magari proponendo alla Regione di fare tagli non a chi combatte nelle corsie degli ospedali o nei presidi territoriali per rispondere ai bisogni dei cittadini ma alle super e costosissime strutture burocratiche interne. Sarebbe ora che si pretendesse più rispetto per i cittadini non solo quando sono chiamati a votare ma per riaffermare diritti come quello alla salute e pretendere da loro che paghino in termini economici e sociali quel servizio che è garantito dalla Costituzione».
E anche Rossi se la prende con la Regione: «Tutto questo è figlio della solita scellerata politica di programmazione della Regione Toscana che tiene conto solo dei budget, infischiandosene della salute e delle problematiche dei territori e dei cittadini che ci vivono». —
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