Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Morì a un anno e mezzo dall’incidente sul lavoro Sotto accusa impresario

P.S.

2 MINUTI DI LETTURA





Capalbio

L’infortunio sul lavoro era avvenuto il primo agosto 2013. Romeo Kreh, 52 anni, di origini romene, era morto quasi un anno e mezzo dopo, il 10 dicembre 2014, al centro di riabilitazione di Terranuova Bracciolini. Omicidio colposo l’imputazione rivolta a un imprenditore di Anagni, Stefano Giulioni, 63 anni, titolare dell’omonima ditta che quel giorno stava effettuando lavori nelle campagne del Diaccialone di Capalbio. Erano in corso lavori di incamiciatura di un pozzo: dalla sonda alta 7 metri, per effetto delle vibrazioni, un oggetto metallico era caduto sulla testa di Kreh, che rimase seriamente ferito ed ebbe come conseguenza gravissimi deficit neurologici che lo portarono all’immobilità e a uno stato vegetativo. Ancora secondo l’imputazione, Giulioni non avrebbe messo a disposizione attrezzature adeguate, avrebbe omesso la manutenzione, non avrebbe fornito ai dipendenti l’ausilio dell’argano della sonda idraulica a rotopercussione, che presentava le funi in acciaio sfilacciate e con ruggine nel cavo e nella gola della carrucola, senza bozzello né gancio.

Ieri di fronte al giudice Marco Bilisari è stato ascoltato l’ingegner Gianfranco Savelli, consulente della Procura. Al pm Arianna Ciavattini ha spiegato che il pozzo era profondo 130 metri, con diametro di 20 centimetri, e che doveva essere rivestito con tubi lunghi o 3 o 6 metri, pesanti (quelli più lunghi) fino a cento chili. «Alzare uno di quei tubi da 6 metri non è facile», ha detto l’ingegnere: deve essere messo perfettamente in verticale, e serve un argano, poi occorre la saldatura al pezzo precedentemente inserito, infine la macchina lo spinge verso il basso. Savelli, durante il sopralluogo, notò la presenza di ruggine e la mancanza di bozzello e gancio; le funi dell’argano erano sfilacciate. La dinamica più probabile? «Non è stato colpito dal bozzello o da altri elementi del sollevatore inefficienti. Quando è in esercizio, la macchina crea vibrazioni: può darsi che qualcosa sia caduto dai ripiani sull’operaio, che non indossava il casco».

All’avvocato Stefano Bordoni di Perugia (parte civile per moglie, figlia e fratello di Romeo), Savelli ha spiegato che l’operaio sarebbe dovuto essere lontano dal macchinario se l’operazione fosse stata del tutto automatica, fatta salva la saldatura deve avvenire a macchina ferma. C’è stata un po’ di frizione tra l’avvocato Andrea Grillea difensore di Giulioni, e il legale di parte civile, come anche con il pm. Prossima udienza si terrà a novembre. —

P.S.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web