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Globo d’Oro a Poggioli costumista campano con radici a Torniella

stefano fabbroni
Globo d’Oro a Poggioli costumista campano con radici a Torniella

Ha ricevuto il premio assegnato dalla stampa estera Da oltre 30 anni veste gli attori di cinema e teatro

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Ha da poco ricevuto il Globo d’Oro, premio assegnato dalla stampa estera specializzata di settore al miglior costumista dell’anno. Carlo Poggioli è, da oltre trent’anni, sulle scene italiane ed internazionali per vestire gli attori di cinema e teatro.

L’artista è nato e cresciuto a Torre Annunziata ma ha radici maremmane: sua madre, infatti, era originaria di Torniella, frazione del comune di Roccastrada. Il successo, quindi, ha visto festeggiare un intero paese che ha accolto la notizia con entusiasmo, come frutto di un’esperienza partita ad inizio anni ’80. «Dopo il diploma conseguito all’Istituto d’arte di Torre Annunziata – dice Carlo – ho conseguito il titolo all’Accademia delle belle arti di Napoli nel corso di scenografia e costume». In seguito, è arrivato il trasferimento a Roma e da lì il percorso è stato un continuo confronto con scenografi e costumisti: i primi sono stati Gabriella Pescucci, Piero Tosi e Maurizio Millenotti, subito proiettato dietro le quinte di un film di successo internazionale qual è stato “Il Nome Della Rosa” (1986). Da questi, Carlo impara le prime nozioni per poi affermarsi, fra gli altri, a fianco di registi (molti dei quali premi Oscar) del calibro di Franco Zeffirelli ( “Storia di una Capinera”), Federico Fellini ( “La voce della luna”), Martin Scorsese ( “L’età dell’innocenza”), Liliana Cavani, Terry Gilliam, fino a Paolo Sorrentino ( “Youth” e la serie tv “The Young Pope”). «Devo molto a loro – continua – perché hanno insegnato qualcosa che mi è rimasto dentro».

Un pezzo di stoffa alla volta, Carlo è riuscito a ritagliarsi uno spazio considerevole nel panorama del cinema italiano. Ma non è stato facile arrivare a farsi un nome. «Era il 1982 – continua – una volta diplomato salii a Roma con le cartelline sotto braccio perché c’era la possibilità di trovare un lavoro nel campo dello spettacolo». Ma era un periodo di stasi del cinema in Italia e dovettero passare circa due anni per vedere il ritorno sullo schermo e sul sipario di qualche produzione di livello. Non sono mancate per Carlo neppure le candidature ai premi più importanti nel cinema, tutte con il regista: alcune di queste erano state assegnate per la categoria “migliori costumi” ai David di Donatello, Nastri d’Argento e Costume Designer Guild” per “Youth” (interpretato, fra gli altri, da Harvey Keitel e Jane Fonda) e “solo” ai Nastri d’Argento per “Loro1” e “Loro 2” nei quali recitavano Tony Servillo e Riccardo Scamarcio.

Ma anche il periodo attuale che sta attraversando in cinema non è dei migliori. Il Covid-19, infatti, ha posto severe limitazioni a chi vi lavora: attori, registi e quindi, costumisti. «Stiamo seguendo dei protocolli che garantiscono la sicurezza e devono essere firmati – prosegue Carlo, che è anche presidente dell’associazione costumisti italiani – ma nessuno vuole farlo». Eppure serve conoscere come comportarsi in un set, capire come stare vicino agli attori ma anche selezionare le comparse. «Infine dobbiamo sapere come disinfettare i costumi – aggiunge – questo comporta l’utilizzo di alcuni mezzi per trasportare i costumi ed altri con gli strumenti per la sanificazione. Ci sono però degli inevitabili rallentamenti nella produzione, con conseguenti gravi danni al settore». Grande preparazione, studio meticoloso: sono i consigli che Carlo dà a chi volesse cimentarsi in questa carriera: «Restare al fianco ed imparare senza montarsi la testa troppo presto – conclude – al momento insegno a Prato presso un corso di formazione organizzato dalla Regione per formare sarti e costumisti». —

stefano fabbroni



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