«Il nostro ospedale deve vivere» Duecento persone alla manifestazione
Erano presenti anche i sindaci del comprensorio Corsini (Usb): «Disattese tutte le promesse di sviluppo»
castel del piano
«Salviamo il nostro ospedale». La manifestazione di ieri, organizzata dal sindacato Usb di Grosseto per chiedere che il presidio ospedaliero di Castel del Piano «torni ad avere la dignità che gli spetta», ha avuto una larga partecipazione anche istituzionale. Davanti all’ospedale dalle 10 alle 13 si sono raccolte circa 200 persone, con bandiere e striscioni.
«Siamo rimasti soddisfatti – commenta il segretario Usb di Grosseto, Stefano Corsini – per la partecipazione dei cittadini e delle istituzioni, di gruppi e partiti, e abbiamo trovato un sostegno anche dei sindaci, in particolare di quello di Castel del Piano con cui abbiamo deciso di vigilare soprattutto sulle promesse della Asl, in primis sul reparto di riabilitazione geriatrica tante volte nominato e mai realizzato. È questa manifestazione il primo tassello di un percorso che si propone di restituire all’ospedale di Castel del Piano la dignità che merita».
La manifestazione, a cui era presente il segretario regionale Usb Stefano Cecchi, ha avuto l’appoggio delle delegazioni Usb di Piombino e Livorno, del gruppo Potere al popolo, di Rifondazione comunista e di un comitato di cittadini di Abbadia San Salvatore. La Lega che non ha partecipato “fisicamente” al presidio, ha assicurato, però «l’appoggio all’iniziativa a tutela dell’ospedale», come specifica Alberto Lazzeretti, esponente del Carroccio di Arcidosso. Hanno partecipato alla manifestazione anche il Pd di Castel del Piano, col segretario Federico Badini e la minoranza “Insieme per Arcidosso” col capogruppo Corrado Lazzeroni il quale osserva: «La responsabilità di questo disastro, non dimentichiamolo, è dei politici regionali e della poca lungimiranza di quelli locali. Meno politica e più sanità pubblica, d’ora in poi».
Una manifestazione che ha visto la presenza di sindaci e esponenti istituzionali appartenenti a compagini politiche differenti che hanno trovato una piattaforma unitaria in una questione saliente per l’Amiata grossetana, quell’ospedale che serve sette Comuni e un bacino di circa 20mila persone. Il valore di un presidio ospedaliero negli anni privato di servizi e offerte per i cittadini lo hanno illustrato sia il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Andrea Quartini, sia i sindaci di Castel del Piano Michele Bartalini, di Arcidosso Jacopo Marini, di Semproniano Luciano Petrucci, e di Castell’Azzara, con il vice Renzo Marsili. Bartalini ha insistito sull’importanza dei servizi ospedalieri che nel tempo si sono rarefatti: «Bisogna ottenere di nuovo quel che ci compete – ha detto – compresi i 14 posti letto di un reparto già pronto e inspiegabilmente chiuso». Il sindaco di Arcidosso Marini ha fatto appello all’unità istituzionale: «Tutto il sistema istituzionale deve lavorare compatto per salvare questo presidio. Spero che il prossimo presidente della Regione Toscana abbia a cuore la ripresa della vitalità del nosocomio. Ma per fare questo a livello nazionale bisogna intercettare i fondi del Mes, senza i quali non ci sarebbero risorse necessarie per ripristinare i servizi utili ai cittadini».
L’amaro scenario e le condizioni in cui versa l’ospedale è stato delineato dal segretario Usb Stefano Corsini e l’esponente Usb di Castel del Piano Ferruccio Lorenzoni: «Nel corso degli anni, nel nome della razionalizzazione, il numero dei posti letto si è drammaticamente ridotto fino ai 18 attuali e con un reparto “temporaneamente” chiuso da circa due anni, pur avendo 14 posti letto pronti. E mentre i posti letto venivano decimati, le promesse di sviluppo della assistenza domiciliare e della medicina territoriale, formulate dal direttore generale di turno della Asl, erano sistematicamente disattese».
E ancora altre questioni importanti, come «la radiologia, dove l’insufficiente dotazione organica del personale medico costringe al ricorso alla telemedicina ben prima delle programmate ore 20 impedendo così l’effettuazione di ecografie addominali e Tac per traumi cranici. E poi un laboratorio analisi ridotto all’ombra di se stesso, tanto che in tempo di Covid si è preferito stipulare convenzioni con strutture private». — fiora bonelli
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