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Non solo in tavola L’Abbondanza qui è tesoro d’arte

f.f.
Non solo in tavola L’Abbondanza qui è tesoro d’arte

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massa marittima

“Un’altra estate” a Massa Marittima è stata anche l’occasione per vivere un’esperienza che non capita tutti i giorni di poter fare.

L’evento si è aperto infatti con una visita guidata, poi ripetuta per tutto il pomeriggio per gruppi di dieci persone per volta, a un affresco più unico che raro, l’Albero della fecondità, nel complesso delle Fonti dell’Abbondanza, poco prima di piazza Garibaldi.

L’affresco è sempre visibile, ma da una certa distanza e dietro a una rete di protezione.

Giovedì i visitatori hanno potuto accedere a un palco, sistemato vicino all’affresco sotto alle grandi arcate gotiche, in una delle tre ex vasche, aperto per l’occasione e con una visita guidata gratuita che ne ha svelato i segreti.

Era il 1999 quando, nel corso di un restauro alle Fonti, fu scoperta una delle più incredibili opere di arte profana: un grande albero con, attaccati ai rami, venticinque falli umani sopra due gruppi di signore, due delle quali si accapigliano per procurarsene uno. Sopra le loro teste, a sinistra, neri corvi che svolazzano e l’aquila araldica. L’opera risale al 1265 (data riportata nell’epigrafe delle Fonti) e la sua particolarità non sta solo nell’oggetto della rappresentazione.

L’unicità dell’affresco sta nel fatto che sia stata realizzata non per un committente privato, ma come opera pubblica.

L’Albero della fecondità, e altri affreschi emersi da sotto un denso strato di concrezioni calcaree, sono stati restaurati e restituiti alla fruizione nel 2015.

Diversi sono i significati dell’opera ipotizzati dagli studiosi. Situato sotto l’edificio che fungeva da granaio pubblico, l’ipotesi più accreditata è che fungesse da buon augurio per un raccolto abbondante, minacciato però dai corvi

Un’altra ipotesi è che sia un manifesto politico nel delicato momento di passaggio del governo della città di Massa Marittima dai Ghibellini al Guelfi, avvenuto nel 1266. O che sia legato ad antiche leggende che circolavano in Toscana all’epoca di streghe che tagliavano il pene agli uomini per metterli nei nidi di uccelli, come sembrerebbe fare una delle figure femminili rappresentate. —

f.f.

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