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Molestava l’amante, condannato un agente delle forze dell’ordine

di Alfredo Faetti
Molestava l’amante, condannato un agente delle forze dell’ordine

Derubricata l’accusa iniziale di stalking, pena di 45 giorni. Dovrà risarcire la donna parte civile con 6.000 euro

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GROSSETO. La scenata di fronte ai colleghi, i post su Facebook, la minaccia «ti mando sotto terra». Ma ci sono anche le testimonianze incerte e gli sms carichi di gelosia che lei ha inviato a lui, nello stesso periodo in cui avrebbe lamentato di essere perseguitata.

È una storia controversa quella che nel corso degli anni è stata ricostruita nel Tribunale di Grosseto in un processo con l’accusa iniziale di stalking: imputato un appartenente alle forze dell’ordine in servizio a Grosseto; parte civile la donna conosciuta sul posto di lavoro con cui nacque una relazione extraconiugale.

Il procedimento si è concluso ieri con la sentenza letta dal giudice Marco Bilisari, che ha condannato l’uomo per molestie, derubricando il reato così come richiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Riccardo Lottini. Un mese e quindici giorni di reclusione, oltre al risarcimento del danno alla parte civile pari a 6.000 euro: questa la sentenza, in cui il giudice ha però inserito la remissione in termini con l’oblazione, dando la possibilità all’imputato di risolvere il procedimento con il pagamento di 256 euro.

Il pubblico ministero Pamela Di Guglielmo aveva chiesto una condanna a sette mesi, ricostruendo nella sua requisitoria brevemente la vicenda e ponendo l’accento su alcuni episodi, come la presunta minaccia di fronte alla possibilità di una denuncia: «Fallo e ti mando sotto terra», avrebbe detto l’uomo come ha spiegato il pm. Più lunga e articolata la discussione della parte civile, rappresentata Angelo Greco del Foro di Siena, scandita dalla ricostruzione di più episodi di persecuzioni e minacce che avrebbero costretto la donna a cambiare anche il proprio turno di lavoro. «Un comportamento seriale», l’ha definito in aula Greco, allargando il racconto anche oltre il periodo che riguarda il capo d’imputazione, che va dal marzo 2016 all’aprile 2017, chiedendo infine un risarcimento danni pari a 100mila euro.

La temporalità che è stata (insieme all’attendibilità) al centro della discussione della difesa, in cui Lottini ha letto alcuni sms che la donna ha inviato all’uomo alla fine del 2016, chiedendogli di vedersi «al solito posto» (ottobre) oppure per messaggi di gelosia per delle foto postate su Facebook con altre donne (settembre). Una vicenda dai confini molto labili, in cui però sono stati due i fatti accertati. Il primo è quello che si è consumato il 4 marzo 2017, quando ormai era arrivato l’epilogo la tormentata relazione. Quel giorno la donna telefonò al centralino per chiedere l’intervento di una pattuglia e neanche l’intervento dei colleghi riuscì a placare la rabbia dell’uomo, che allungando le mani riuscì a colpirla con uno schiaffo.

Il secondo è l’accesso abusivo al sistema della banca dati in uso alle forze dell’ordine per avere informazioni su un uomo con cui l’ex compagna aveva stretto amicizia su Facebook. Vicenda quest’ultima per cui l’uomo aveva già patteggiato, in un altro procedimento, di fronte al gip di Firenze per il reato di accesso abusivo a sistema informatico. «Chiedo di essere giudicato solo per i fatti che abbiamo ricostruito», ha detto in una dichiarazione spontanea a chiusura della discussione l’imputato, che ha voluto andare fino in fondo nel procedimento per stalking: accusa di cui non si è sentito colpevole e per cui il suo difensore ha chiesto l’assoluzione, basandosi sul fatto che non ci sarebbe stata quella serialità invocata dalla parte civile. Il procedimento alla fine lo ha visto comunque condannato, ma per molestie. Trenta giorni per le motivazioni.

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