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Locale sequestrato in via Trieste «Ma noi denunciavamo da tempo»

Francesca Gori
Locale sequestrato in via Trieste «Ma noi denunciavamo da tempo»

La coppia bengalese proprietaria del Taj Mahal aveva chiesto spesso l’intervento delle forze dell’ordine, il titolare fu anche aggredito. Il giudice ha attenuato la misura: la famiglia può restare a Cinigiano 

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«Purtroppo questa zona non è affatto sicura. Io abito in Italia da più di 20 anni, prima ero occupato nel settore agricolo, ora ho questa piccola attività commerciale. Lavoro onestamente, pago le tasse ma non è facile. Spesso subisco minacce. Arriva gente che non vuole pagare le birre o il cibo, mi aggredisce. Mi sono trovato gli ombrelloni squarciati nel cortile. Qua nei paraggi non c’è sicurezza». Questa dichiarazione, Md Anwar Hossein, l’aveva fatta al Tirreno lo scorso settembre dopo che un ragazzo era stato aggredito da due uomini sul marciapiede davanti al suo locale, il bar rosticceria Taj Mahal.

La scorsa settimana, nell’ambito dell’inchiesta della guardia di finanza che prende il nome proprio da quel bar, ribattezzato dal giudice Giovanni Muscogiuri il “Bar Bangladesh” proprio per le origini di Md Anwar e della moglie, Tania Sultana, proprietaria dell’attività commerciale di via Trieste, il locale è stato chiuso e i due sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice che imponeva alla coppia il divieto di dimora in tutto il territorio provinciale. Misura, questa, che era stata applicata ad altre nove persone di varie etnie accusate di spaccio e di aver trasformato quel bar, con la compiacenza dei titolari, nella sede delle loro attività illecite. Due giorni fa, in tribunale, durante gli interrogatori di garanzia, assistiti dall’avvocato Emiliano Goracci, marito e moglie hanno detto al giudice che loro avevano cercato in ogni modo di allontanare quegli uomini che avevano messo su, secondo le indagini della guardia di finanza, una fiorente attività di spaccio. «Abbiamo provato a scacciarli – hanno detto – e abbiamo anche chiamato più volte la polizia e i carabinieri, che sono intervenuti».

Md Anwar e Tania sono arrivati in Italia più di venti anni fa. L’uomo, che ora ha 42 anni, ha lavorato a lungo nel settore agricolo. «Poi ha deciso di investire tutti i suoi risparmi in quella rosticceria – dice l’avvocato Emiliano Goracci – solo che spesso e volentieri ha dovuto subire minacce e angherie di ogni tipo».

La coppia abita a Cinigiano, dove i due figli piccoli vanno a scuola. Le fiamme gialle, nei giorni passati, è andata a controllare che la famiglia avesse ottemperato agli obblighi, trovandoli in casa. L’avvocato aveva già depositato la richiesta di attenuazione della misura, così da dare la possibilità ai suoi clienti di restare a vivere nella loro casa a Cinigiano. Il pm Salvatore Ferraro aveva invece chiesto l’aggravamento: il giudice invece, ha stabilito che la coppia può restare nella sua abitazione «se non altro in considerazione delle esigenze di vita dei figli minori dei suddetti coniugi», scrive il giudice Muscogiuri nell’ordinanza con la quale viene accolta la richiesta del difensore.

L’avvocato Goracci ha già presentato istanza al tribunale del riesame per chiedere il dissequestro della rosticceria Taj Mahal mentre il giudice, ora, sta aspettando i documenti che potrebbero dimostrare come i due coniugi, più volte, abbiano cercato di liberarsi delle persone che sono state raggiunte dall’ordinanza con l’accusa di spaccio. Documenti tra i quali spunta anche una denuncia presentata dall’uomo e depositata in procura dello scorso anno. A giugno, Md Anwar fu aggredito dentro alla rosticceria da uno straniero e fu costretto a farsi medicare al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia.

Era il 6 giugno quando due uomini, entrambi africani, entrarono nel suo negozio per acquistare una birra. «Gli chiesi di pagarmi un euro e cinquanta – denunciò Md Anwar Hossein – mi disse che avrebbe portato i soldi il giorno dopo e gli spiegai che avrebbe dovuto pagare subito perché il locale è di mia moglie». Il commerciante non volle dargli la birra e il ragazzo cominciò ad offenderlo e a minacciarlo. «Quando dissi che avrei chiamato i carabinieri – si legge ancora nella denuncia – mi disse che mi avrebbe dato i soldi e così io feci lo scontrino e aprii il cassetto della cassa: in un attimo allungò una mano, prese tre banconote da 50 euro e una da 20». Md Anwar cercò di fermarlo ma il ragazzo lo prese per il collo, lo buttò a terra e cominciò a colpirlo con pugni e calci. Poi tirò fuori un coltello e il commerciante bengalese chiamò i carabinieri che identificarono il giovane. «Qualche giorno dopo – si legge ancora nella denuncia – tornò e minacciò di morte mia moglie, dicendo che avrebbe ucciso tutta la nostra famiglia, poi la offese». La donna chiamò subito il marito, terrorizzata e lui, a sua volta, chiamò di nuovo i carabinieri.

Denuncia, quella fatta dall’uomo, che l’anno scorso fu depositata in procura e che ora sarà utile per dimostrare che la coppia più di una volta aveva subito minacce e aggressioni da parte dei frequentatori del loro locale, dei quali non era però riuscita a liberarsi. –

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