Il Tirreno

Grosseto

La Rocca Pisana finisce nella bufera «Scelte illegittime»

Sara Landi
La Rocca Pisana finisce nella bufera «Scelte illegittime»

L’opposizione attacca il sindaco Sergio Ortelli sul restauro Presentata un’interrogazione sui lavori e sull’iter seguito 

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ISOLA DEL GIGLIO

I lavori di restauro della Rocca Pisana a Giglio Castello tornano al centro dell’attenzione grazie a un’interrogazione al sindaco Sergio Ortelli presentata dai consiglieri di minoranza del gruppo Progetto Giglio, Guido Cossu e Paola Muti. Sotto la lente tempi e modalità di realizzazione del restauro che doveva concludersi entro il 2019. E qui c’è il primo elemento di gravità secondo i consiglieri Cossu e Muti: i lavori non sono ancora conclusi, nonostante già nel programma di governo di Ortelli del 2009 la valorizzazione della Rocca Pisana fosse considerata un obiettivo chiave. «Essendo trascorsi più di 10 anni da quel documento – scrivono Cossu e Muti – il sindaco deve riflettere sulla lentezza, sulle lacune e sugli errori da addebitare all’amministrazione comunale».

I consiglieri indicano le criticità emerse durante il recupero del monumento.

«I lavori – si legge nell’interrogazione – sono iniziati con un progetto esecutivo a dir poco lacunoso che ha messo in seria difficoltà l’appaltatore. Inoltre è stata concessa erroneamente un’autorizzazione al subappalto dei lavori, poi revocata in autotutela e nonostante il subappalto sia stato revocato con determina 167 del responsabile unico del procedimento, l’architetto Marco Pareti, i mezzi della ditta Antonio Lauria non hanno lasciato il cantiere e hanno proseguito i lavori».

I consiglieri contestano anche il montaggio dei ponteggi. «Sono stati fatti – scrivono al sindaco – ponteggi in facciata per mille metri quadrati di superficie quando era stato previsto l’utilizzo di ponteggi sospesi, per una superficie totale di 200 mq, e trabattello mobile da utilizzare nel piazzale interno della Rocca, nell’ottica di economizzare al massimo la spesa. Inoltre i ponteggi sono stati montati nel novembre del 2018 quando ancora mancava la progettazione esecutiva, con un danno per le risorse pubbliche».

Infine i consiglieri citano i resoconti dell’ingegnere Cesare Scarfò, incaricato dal Parco nazionale dell’Arcipelago toscano di fare il controllo dei lavori: dai suoi resoconti risulterebbe secondo Cossu e Muti che «la ditta esecutrice avrebbe utilizzato materiali scadenti e realizzato opere difformi al progetto esecutivo depositato al Genio Civile, con il conseguente pericolo di rendere l’opera inagibile». Alla luce di questi elementi Cossu e Muti interrogano Ortelli per sapere innanzitutto se e da chi è stata fatta un verifica preventiva «consistente in un’attività istruttoria e di controllo dei livelli di progettazione, eseguita in contraddittorio con il progettista, allo scopo di accertare la rispondenza degli elaborati di progetto e la loro conformità alla normativa vigente» e se dunque il progetto esecutivo dei lavori sia stato formalmente validato. Si chiede inoltre al sindaco se ci siano state inefficienze o carente svolgimento delle proprie funzioni da parte del direttore dei lavori ai sensi della normativa in materia di lavori pubblici. «In caso di carenze progettuali – ricorda l’interrogazione – la giurisprudenza riconosce come illegittima la condotta dell’amministrazione quando ponga a base di appalto un progetto errato e non esecutivo. In tal caso si porrebbe l’esigenza di disporre una variante a sanatoria con conseguente impossibilità dell’impresa di proseguire le lavorazioni nelle more dell’adeguamento progettuale imposto dall’originaria negligenza e sussisterebbero gli estremi del grave inadempimento e, conseguentemente, della condanna al risarcimento dei danni».

E sempre a proposito di direzione dei lavori i consiglieri Cossu e Muti chiedono perché l’incarico sia stato affidato ad un ingegnere quando l’articolo 52 del regio decreto 2537 del 1925 stabilisce che per gli interventi relativi ad immobili vincolati, come nel caso della Rocca Pisana, la competenza esclusiva è degli architetti. La corposa interrogazione si chiude chiedendo al sindaco se non ritenga il caso di rivolgersi all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) presentando una relazione sull’intera opera, dalla concessione del finanziamento alla ripresa dei lavori lo scorso 4 maggio.

«Tutto questo – chiosano i consiglieri di Progetto Giglio – per prevenire gli eventuali danni che l’amministrazione e la comunità si troverebbero a pagare per eventuali perizie e cause legali». —

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