Il dolore
Quale impatto sulla salute? Val di Farma chiede risposte
GROSSETO
Quale è l’impatto dei gessi rossi sulla salute dei lavoratori e della popolazione che vive vicino alle aree di produzione e di stoccaggio? Come i metalli pesanti interagiscono con le matrici ambientali?
Sono alcune delle domande a cui il Comitato Val di Farma vuole una risposta, meglio se con una procedura di valutazione di impatto ambientale. Il comitato era presente alla conferenza dei servizi del 22 giugno e ha inviato una ricca cartella di osservazioni, ripromettendosi di produrne altre per la prossima. Ora, con la pubblicazione del verbale e degli allegati il livello di allarme si è ulteriormente alzato. «Vogliamo mettere l’accento sull’alto rischio di contaminazione delle acque. I gessi rossi non sono semplice solfato di calcio, come cercano di far credere, bensì, lo dice la Relazione rerritoriale della Regione Toscana, approvata dalla “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”, nella seduta del 28 febbraio 2018, “solfato di calcio impuro, ottenuto dalla neutralizzazione dell’effluente acido, realizzato con la marmettola”. I materiali – spiega il comitato – sono pertanto definiti “inidonei al ripristino ambientale”. La Commissione d’inchiesta osserva che “se la marmettola è un rifiuto conferito normalmente in discarica, non si comprende la ragione per cui, miscelato con gli scarti di produzione del biossido di titanio, che sono anch’essi rifiuti, possa essere destinato al ripristino ambientale per il recupero morfologico di ex cave o aree degradate” . Visto che è mancato l’apporto dell’Asl ci facciamo anche carico di sottolineare la pericolosità di alcuni metalli presenti nei gessi rossi, considerando che ne verrebbero stoccate oltre un milione di tonnellate: il vanadio, in alcune analisi, arriva anche a 600 mg/kg, mentre il limite per le aree verdi è 90; può portare ad alterazioni ematiche, renali e del sistema immunitario, a effetti mutagenici, danni alla sfera riproduttiva e allo sviluppo. Per ammissione della stessa società produttrice, è presente nei gessi, in valori intorno ai 10 mig, il cromo esavalente, un cancerogeno pericolosissimo anche in piccole quantità, mutageno, la cui pericolosità non riguarda solo le falde ma anche lo spolvero, quindi di grande rilievo per i lavoratori e per la popolazione circostante. I valori di cromo totale riscontrati da analisi effettuate dalle Bandite di Scarlino (326 mg/Kg) risultano fuori norma e con essi anche quelli di manganese. Come attestano molte analisi, le falde di Scarlino su cui insistono i gessi rossi risultavano contaminate da manganese ben 140 volte oltre i limiti, già dieci anni fa! Questo, secondo noi, è già sufficiente per effettuare una valutazione d’impatto ambientale. Se il percorso amministrativo non lo prevede, va cambiato il tipo di procedimento e non il livello di tutele per l’ambiente e la popolazione. Che ne pensano i sindaci? », conclude il comitato. — L.S.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google