Il Tirreno

Grosseto

«Falda acquifera a rischio con i gessi rossi»

Lina Senserini

Possibile l’inquinamento per la piana di Grosseto. Barocci: «Si potrebbe replicare la situazione di crisi di Scarlino»

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GROSSETO

Lo stoccaggio dei gessi rossi della Tioxide nelle ex cave di Pietratonda a Campagnatico potrebbe mettere a rischio la falda acquifera della piana di Grosseto. È quanto emerge dall’esame della documentazione allegata al verbale della conferenza dei servizi del 22 giugno che avrebbe dovuto autorizzare il progetto di Accornero srl, proprietaria dell’area. E che, invece, ha rimandato la decisione per le corpose osservazioni presentate dagli enti competenti, dai comitati Val di Farma e Forum ambientalista.

A richiamare l’attenzione su quanto è emerso dai documenti degli uffici regionali, Arpat e Genio Civile in particolare, è proprio Roberto Barocci del Forum ambientalista. «Se non si rigetta il progetto di scaricare a Pietratonda oltre un milione e mezzo di tonnellate di gessi rossi, c’è il rischio concreto che nella pianura di Grosseto si ripeta quello che è già successo a Scarlino, dove si sono dovuti chiudere i pozzi artesiani per l’inquinamento delle falde idriche. A Scarlino, la Venator è oggi chiamata a bonificare le falde per la presenza di esagerate concentrazioni di manganese, solfati e cloruri». Barocci argomenta chela conferenza dei servizi, «ha rimandato la decisione conclusiva proprio per il possibile inquinamento delle acque a contatto del calcare cavernoso, la formazione rocciosa che affiora a Pietratonda. Che è poi la stessa di calcare cavernoso sede dell’acquifero che scende nella pianura grossetana, tutelato nel Piano di gestione delle acque dal Distretto idrico dell’Appennino settentrionale, e che secondo Arpat “rappresenta un acquifero di importanza strategica per l’approvvigionamento idrico della pianura grossetana”».

Il rischio, quindi, è reale e non riguarda solo i Comuni di Campagnatico e Civitella Paganico. «Quest’ultimi hanno rilevato che il progetto non deriva, come volevano far credere i proponenti, da un’ordinanza del Tribunale di Grosseto e ne hanno segnalato l’incoerenza con gli strumenti urbanistici locali e provinciali. Mettendo in evidenza l’aspetto più preoccupante, che anche Genio Civile e Arpat hanno ben delineato: l’affioramento del calcare cavernoso, le venute d’acqua e la presenza, nei terreni a contatto con la discarica, di sabbie permeabili capaci di infiltrazioni sul calcare cavernoso sottostante».

Barocci cita quindi un passaggio delle osservazioni del Genio civile, secondo cui, «data l’estrema vulnerabilità del corpo idrico sotterraneo dovuta alla presenza nel sito di progetto della formazione del calcare cavernoso, non si possono escludere impatti dovuti alla realizzazione della discarica sul suddetto corpo idrico». E, nel caso in cui la Regione autorizzasse la discarica, il Genio civile prescrive che «dovrà essere prevista l’impermeabilizzazione del fondo e delle sponde, progettato un sistema di monitoraggio quantitativo e qualitativo delle acque superficiali e sotterranee, al fine di monitorare nel tempo l’impatto della discarica». Perché allora «si deve correre il rischio che l’impermeabilizzazione si laceri e che il successivo monitoraggio segnali l’inquinamento, come a Scarlino?», si chiede Barocci. «Cosa ne pensa l’assessora all’ambiente di Grosseto, la geologa Simona Petrucci? » conclude chiamando in causa anche l’onorevole Mario Lolini e il consigliere regionale Leonardo Marras. —

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